
C’è chi va al Concerto del Primo Maggio per sentire musica, chi per farsi vedere, e poi c’è BigMama che ci va per sputare verità come fossero coriandoli in una festa dove nessuno ride più da tempo.
Sul palco di Piazza San Giovanni, nel 2025 BigMama ha preso il microfono e ha fatto ciò che molti artisti temono come il cardio in palestra: ha parlato col cuore, e contro gli haters. Non con la solita retorica “l’amore vince sull’odio”, ma con la grinta di chi ha imparato a trasformare le offese in benzina per far partire un razzo, non una diet culture.
“Se non vi piaccio io, cambiate canale.”
La frase è di una semplicità disarmante, tipo “lava i piatti dopo cena”. Eppure nel 2025 suona ancora rivoluzionaria. Perché? Perché siamo ancora qui, nel bel mezzo di un’era digitale in cui se non ti piace qualcuno, anziché scorrere oltre, ti fermi a vomitare bile come se fosse un talento olimpico. E magari ti senti pure fico.
Ma attenzione: gli haters non sono solo fastidiosi, sono pericolosi. Le parole feriscono, sì, ma alcune possono anche uccidere. L’odio online non è “solo internet”, è il primo gradino verso l’isolamento, la depressione, il suicidio. È un cortocircuito emotivo che accende incendi in chi è già pieno di paura e insicurezze. E no, non è libertà d’espressione, è violenza camuffata da “sincerità”.
“Il mio corpo mi ha fatto soffrire, ma io lo perdono. Perché non lo potete perdonare voi?”
E lì, cari miei, si sente un tonfo. È il cuore che cade dal petto, perché questa frase è una rasoiata d’amore vero. Non quello delle pubblicità con le famiglie tutte sorridenti e l’elettrodomestico in regalo. No. Quello faticoso, quello che ti insegna a fare pace con la tua carne, con la tua pelle, con lo specchio e con l’adolescente dentro di te che ancora piange.
BigMama ha parlato per sé, ma anche per noi. Per chi ha una figlia, un corpo fuori standard, un sogno da portare in spalla. Per chi ha imparato che si sopravvive agli haters, ma solo se prima smettiamo di odiarci noi.
E allora sì, se non vi piace, cambiate canale. Ma magari, prima, chiedetevi perché avete così tanto bisogno di spegnere la luce negli altri.
Ti è successo qualcosa di simile? Hai ricevuto odio, body shaming, parole che ti hanno fatto male? Scrivimi. Raccontami la tua storia.
Questo spazio è per te, per noi. Perché il silenzio non ci protegge: ci isola. Ma raccontarsi ci unisce.
E insieme, giuro, facciamo più rumore di tutti gli haters del mondo messi insieme.
