
Non è una frase elegante, non è diplomatica, non è da LinkedIn. È però tremendamente onesta. “Mi sono rotta il cazzo” è la nuova frontiera del burnout, della stanchezza cosmica, dell’esaurimento nervoso con contorno di gente che ti dice di respirare e fare yoga mentre il mondo brucia (e ti bruci anche tu).
Mi sono rotta il cazzo delle riunioni che potrebbero essere una mail, delle mail che potrebbero essere un silenzio, dei silenzi che poi diventano bombe a orologeria.
Mi sono rotta il cazzo di dover sorridere quando vorrei solo mandare tutti a fanculo con un gesto elegante della mano, tipo regina Elisabetta ma con più veemenza.
Mi sono rotta il cazzo di chi ti dice “eh ma dai, c’è chi sta peggio” – sì, lo so, ma questa non è una gara a chi soffre di più. È che oggi, in questa esatta giornata, IO ho finito le batterie. E anche le scorte. E anche la pazienza.
E allora niente, lo scrivo così, a lettere maiuscole nella mia mente e minuscole nel mio blog:
mi sono rotta il cazzo
Di fare finta, di rincorrere, di spiegare.
Di essere sempre quella che capisce, che media, che ascolta, che regge tutto.
A volte essere stanca non è una crisi esistenziale, è una forma di sopravvivenza. È un modo per dire: “O mi fermo io, o mi fermano le urla che sto trattenendo”.
Quindi oggi, se anche tu ti sei rotta il cazzo, sappi che non sei sola. Non è sbagliato sentirsi così. Non è debolezza, è resistenza.
E forse domani ci tornerà un po’ di voglia, un grammo di entusiasmo, mezza battuta brillante. Ma oggi no.
Oggi ci prendiamo il lusso di essere rotte.
E tu?
Raccontami nei commenti il tuo personale “mi sono rotta il cazzo”.
Perché se dobbiamo essere stanche, almeno facciamolo insieme.
