
Bentornati alla rubrica in cui ogni giorno ci chiediamo: “Ma davvero ho pagato il biglietto per soffrire così?”
Oggi parliamo di Katun, la montagna russa che ha deciso che le leggi della fisica sono un consiglio, non un obbligo.
Situato nel cuore dell’Area Maya di Mirabilandia, Katun è quello che succede quando prendi un progetto ingegneristico di livello NASA e dici: “Facciamolo a testa in giù e buttiamoci dentro anche qualche spirito tribale per creare l’atmosfera”.
Scheda tecnica per chi ama farsi del male informato:
Tipo: Inverted coaster (tu sotto, rotaie sopra, dignità dispersa a metà percorso)
Altezza: 50 metri (da lì puoi vedere la tua vita passata… e pure la prossima)
Velocità: 110 km/h, come un’auto in autostrada. Solo che tu sei appeso a una sedia
Inversioni: 6. Ma chi le conta quando stai cercando di tenere dentro i reni?
Durata: 1 minuto e 58 secondi di “ma io perché?”
Il viaggio spirituale comincia tranquillo.
Salita lenta. Musica epica. Palmette. Forse pensi: “Dai, non sembra male”. Ed è lì che sbagli. Perché appena arrivi in cima, Katun ti guarda negli occhi, ti giudica e ti scaraventa giù con la delicatezza di un bufalo caffeinato.
A quel punto inizia l’esperienza ultracorporea: avvitamenti, loop, inversioni, giri della morte, e quel momento magico in cui perdi il controllo degli arti inferiori e urli con la voce di qualcun altro.
I veri highlight del ride:
Il loop iniziale, grande quanto la tua autostima prima di salire
Il cobra roll, che non è uno snack tailandese ma uno dei motivi per cui ora vedi doppio
Il tunnel finale, in cui rientri nella società civile fingendo di non aver urlato “MAMMA” tre volte
Conclusione: Katun è il classico amico folle ma carismatico. Quello che ti convince a fare cose di cui ti penti, ma che poi racconti per anni. Se sei a Mirabilandia e non lo provi, tranquillo: lui ti troverà lo stesso. Ti guarda. Ti aspetta.
