
È quello che mi sono sentita dire in più e più occasioni da adulti, che a parer mio, non conoscono il mondo del lavoro quando sei minorenne.

Nel 2022 ho compiuto 16 anni. Nemmeno a un mese dal mio compleanno ho iniziato a lavorare, dopo anni che mi lamentavo con mamma di dover aspettare i 16 per fare qualcosa; come animatrice.

Mesi dopo inizio anche in un ristorante. Sabati e domeniche quasi sempre pieni, a volte anche in mezzo alla settimana dopo scuola, durante le vacanze e le molte nottate passate a studiare. Eppure, anche all’alba dell’ultimo anno di scuola, non ci penso due volte a rifare tutto, perché, alla fine, la soddisfazione di arrivare a giugno con un’esperienza professionale già abbastanza ampia per la mia età, e, allo stesso tempo, ottimi risultati a scuola, è una grande soddisfazione.

C’è da dire che il lavoro mi ha dato molto più in due anni, che la scuola in tutta la mia vita.
Certo, il sistema scolastico italiano lo conosciamo tutti, ma, per una ragazza che va a scuola e lavora, a quanto pare non ci sono agevolazioni. Né a livello di compiti a casa, né per quanto riguarda i crediti. Anche se sul discorso crediti scolastici stiamo migliorando.

Addirittura quest’anno ho potuto presentare i contratti di lavoro che, spero, mi siano stati conteggiati. Ma per il Ministero dell’Istruzione cambiare ogni anno la politica e le regole dei crediti è fondamentale, quindi chissà se il prossimo anno scolastico avrò il privilegio di potermeli assicurare.

D’altronde fare open day, gratuitamente, di domenica, in una scuola nella quale sede non sono mai stata in quattro anni, togliendomi un giorno di lavoro (con maggiorazione in busta paga, essendo festivo, ma questo è un altro discorso), è molto più importante agli occhi dell’istituzione scuola.
Ripeto, il lavoro mi ha dato molto più della scuola.

La scuola è importante, certo, tutte quelle belle parole che si dicono ai bambini per farli responsabilizzare. Ma, per la mia esperienza, la cultura, l’educazione e il saper rapportarsi con gli altri sono importanti. E tutto questo non è necessariamente direttamente proporzionale all’istituzione scuola.
Un po’ come cattolicesimo e chiesa, istituzione e concetto che porta avanti, bla bla bla, insomma ci siamo capiti no?


Le persone rovinano gli ideali per i quali costruiscono le istituzioni. Fine.
Dopo aver iniziato a lavorare, ho iniziato ad aprirmi, perché dovevo, sennò sarei rimasta allo stesso punto, e di certo non potevo dire “No, mi vergogno” a una persona che mi paga per interagire con gli altri.


Istinto di sopravvivenza: urlare internamente, buttarsi (non da un ponte) e sperare che tutto vada bene. E piangere per l’ansia in seguito, ma fa tutto parte del piano! E per una volta, se sbagli, nessuno ti mette un voto. Puoi rimediare, chiedere scusa, e tutto, quasi sempre, si sistema. O al massimo si va avanti e basta, fin quando si ha la coscienza pulita.

Qualcuno cantava “In Italia” e sinceramente non mi sento di contraddirlo. Certo, noi italiani ci contraddistinguiamo per la notevole voglia di lamentarci per qualsiasi cosa, eppure lasciatemi sfogare, a scopo informativo ovviamente.
Sono minorenne, lavoro, vado a scuola. Ok. Fin qua abbiamo capito.
Ma:
non posso lavorare dopo le 23 (ma posso andare in discoteca con documenti falsi e farmi una birra o qualcosa di alcolico, non lo so, non bevo);
non posso servire alcolici (questo significa che sono praticamente esclusa da qualsiasi esercizio di ristorazione, perché un qualsiasi ristorante con bisogno di personale, non chiamerà mai una persona minorenne, nel momento in cui, non può stare fino alla fine del servizio, che in estate specialmente si estende fino alle 2/3 del mattino; e non può servire alcolici, quindi dovrà sempre essere accompagnata da un collega, e non sarà mai indipendente sul posto di lavoro, portando il datore sopra citato a pagare doppio per una persona sola).
Traduzione: i giovani vogliono fare, ma non gli si dà la possibilità.

Non sono stata presa da innumerevoli datori di lavoro per questo.
Anche dopo tanti “Grazie per il tuo entusiasmo!”, “Hai un gran bel curriculum per la tua età!”, “Grazie di avermi fatto viaggiare in questi 15 minuti!”.
Non tutti vogliono essere medici, salvare il mondo dalle guerre, essere presidente degli Stati Uniti o andare per forza all’università perché “Hai fatto un Liceo! Che altro ti aspetti di fare?”.

lo voglio lavorare per Topolino. Letteralmente. E se persone con un’attività, e tanti sacrifici alle spalle, non mi avessero dato fiducia, e aiutata formandomi e facendomi lavorare, non avrei nemmeno potuto candidarmi per il lavoro che voglio veramente fare, dato che richiedono almeno un anno di esperienza.


In due anni sono cresciuta, ora so effettivamente relazionarmi faccia a faccia, ho migliorato la gestione dell’ansia e riesco a dire se qualcosa non mi va bene, partecipo in classe e i miei voti ne hanno risentito positivamente. Eppure non ci sono agevolazioni per studenti-lavoratori, ma per gli studenti-atleti sì… ma va bene!
Buon per loro! Non voglio un’armata di ginnasti/calciatori/future promesse alle olimpiadi sotto casa! Penso solo che non sia giusto. Perché magari qualcuno lavora per se stesso, per migliorarsi, ma altri ragazzi lo potrebbero star facendo per aiutare a casa. Con la sola differenza che nessuno ci dà una medaglia o un trofeo.
