A pochi chilometri da Firenze

Qualche tempo fa dovevo recarmi a pochi chilometri da Firenze e perdipiù da sola, e non è fondamentalmente una cosa che mi fa sprizzare gioia partire senza Lu’.
Comunque dovevo andare a Campi Bisenzio e comincio a cercare una sistemazione per le 2 notti che dovevo stare lì.
Su Booking trovo, proprio di fronte al Centro Commerciale I Gigli, l’Hotel Ibis Firenze Prato Est. Il prezzo è relativamente buono per un tre stelle ed è raccomandato per i viaggi business in quanto sorge in prossimità delle autostrade A1 e A11. Ma c’è anche da dire che è ottimo per visitare il centro storico di Prato e altre meraviglie della Toscana. Oltretutto si trova a 11 km dal centro storico di Firenze.

L’hotel offre camere spaziose e pulite, free WIFI, parcheggio, servizio bar 24/7 con colazioni (dalle 6.30 alle 10.00 a buffet con prodotti dolci e salati per la colazione continentale) e aperitivi, e un bellissimo giardino nel quale rilassarsi.

La località di Campi Bisenzio (anticamente nota solo come “Campi”, Dante Alighieri la cita nella sua Divina Commedia) è attraversata dal fiume Bisenzio, il cui nome verrà aggiunto solo nel 1862.
Dante Alighieri, come scritto precedentemente, cita Campi Bisenzio nel XVI canto del Paradiso della Divina Commedia:
«Ma la cittadinanza, ch’è or mista
di Campi, di Certaldo e di Fegghine,
pura vediesi ne l’ultimo artista».
Ma non solo Dante…
Boccaccio cita la frazione di Capalle: “Io non biasimerò l’essere a ciò venuti chi da Capalle, e quale da Cilicciavole, e quale da Sugame o da Viminiccio, tolti dalla cazzuola o dallo aratro, e sublimati al nostro magistrato maggiore” nella sua “Epistola Consolatoria a Messer Pino de’ Rossi”.
Michelangelo Buonarroti il Giovane, nella sua “Tancia”: “I’ son io, che mi chiamo Cecco Zampi. Mia madre è mona Tea di Ton da Campi”.
Lorenzo Lippi ambienta a Campi alcune scene de “Il Malmantile racquistato”.
Gaetano Donizetti ricorda Campi nell’opera “Le convenienze ed inconvenienze teatrali” del 1827.
Aldo Palazzeschi cita Campi nelle prime pagine delle “Sorelle Materassi”.
Curzio Malaparte ricorda Campi nel romanzo “La Pelle”.
Bruno Cicognani descrive la Campi di primo Novecento in “Gente di conoscenza”.
Roberto Saviano fa il nome di Campi nel romanzo “Gomorra”.
Esiste anche un proverbio: “Peretola, Brozzi e Campi la peggio genìa che Cristo stampi” (non me ne vogliano i cittadini di Campi Bisenzio eh, io non c’entro nulla :D).
Sapete cos’è lo scalino? E’ un’unità di misura che serve per misurare appunto la quantità d’acqua presente nel fiume Bisenzio.
Perché scalino? Perché nel ponte ci sono degli scalini che i contadini contavano e in base a quanti erano sopra il livello dell’acqua, capivano se il fiume fosse in secca o in piena.

Avendo mangiato sempre nei ristoranti che si trovano all’interno del Centro Commerciale I Gigli, gli amici che ho a Campi mi hanno portata una sera a cena presso una trattoria tipica toscana: Trattoria Angiolino.
Si trova a San Donnino ed è una trattoria a gestione familiare, dove tutto è preparato con metodi tradizionali. La cosa interessante è che nasce nel 1946 come panificio alimentari, poi diventa Trattoria. Il piatto tipico è la pecora alla campigiana, ma io ho mangiato davvero di tutto e sono uscita quasi rotolando!

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