
Il nostro ultimo ritorno in Francia è stato alquanto diverso, complicato e pieno di imprevisti, ma ne siamo uscite alla grandissima, nonostante tutto! Credo che i nostri figli abbiano sempre bisogno di stimoli ed esperienze diversi per capire che in viaggio, così come nella vita di tutti i giorni, le varie “complicazioni” possano essere sempre e comunque superate!
Siamo andate a Parigi in treno da Pescara e siamo tornate in pullman. In questo post vi racconto tutto, ma proprio tutto, e giuro di dire la verità, tutta la verità senza alcuna edulcorazione inutile.
Da Pescara a Milano è tutto molto semplice che si prenda un Intercity, un Freccia Bianca, Rossa o arcobaleno, il succo è sempre lo stesso. A Milano abbiamo preso un notturno (Venezia-Parigi) Thello e proprio da questo momento comincia il manicomio e la disorganizzazione.
Prima di salire 500 passeggeri, tra i quali anche bambini piccolissimi, ammassati sul binario in attesa di passare il controllo dei documenti. Non una fila normale, no! Immaginate spintoni, gomitate e solo due addetti al controllo, un incubo! Finalmente raggiungiamo la nostra carrozza e la nostra cuccetta. Avevo prenotato una cuccetta da 6, solo donne, ma il sistema di prenotazione aveva pensato bene di sbarcare un minore, mia figlia Lucrezia, in due carrozze più avanti e in una cuccetta mista. Ovviamente io nel mio foglio di prenotazione avevo visto quest’errore fatto dal loro sistema, e sinceramente non mi sono scomposta più di tanto perché il minore non può viaggiare da solo. Così quando è arrivato lo steward a prendere i documenti per consegnarli alla dogana quando saremmo arrivati in Svizzera, gliel’ho fatto presente. La risposta? “Sì signora, qui un posto c’è, la bambina può rimanere, l’importante è che io lo so”. Io che sono un tantinello polemica rispondo “No, lei forse non ha capito, anche se non c’era posto qui, lei me lo trovava e faceva viaggiare un minore con la madre, altrimenti chiamavo chi di dovere!”
La cuccetta è un loculo praticamente, noi avevamo un bagaglio grande e due piccoli, più le nostre borse e abbiamo dovuto fare una specie di tetris per incastrarli. Fortunatamente avevamo delle compagne di viaggio educate e disponibili: una ragazza francese e una mamma con una bambina di 10 anni che si erano trasferite da poco a Parigi dal Veneto. Ecco, questa è stata la parte del viaggio in treno che mi è piaciuta di più: socializzare con bellissime persone.
Nella cuccetta ogni passeggero ha la sua bottiglia d’acqua, cuscino e lenzuola chiuse in un sacchetto igienico. La cuccetta è climatizzata e a disposizione ci sono, ahimè, solo due prese. Il Thello ha un vagone ristorante (piccolissimo) e un bar.



Si parte, dovevamo arrivare a Gare de Lyon a Parigi alle 9:37, siamo arrivate alle 16, quasi 7 ore di ritardo per tutta una serie di imprevisti, comunicati male e in modo confusionario da parte degli steward. Fortunatamente io il cervello me lo faccio camminare e quando ho prenotato il treno, ho pensato bene di partire due giorni prima del soggiorno a Disneyland, quindi non ho perso nulla.
Alleluia scendiamo dal treno e ci dirigiamo verso la RER per prendere la metro che ci porta alla nostra prima destinazione: Val D’Europe. Avevo letto nel web di quanto fosse complicato e difficile non sbagliare, niente di più falso. Le indicazioni sono dettagliate e semplici e noi in un nanosecondo ci siamo ritrovate sul treno della metro. I biglietti (circa 22 euro in tre per 35/40 minuti di viaggio) li abbiamo fatti alle macchinette pagando con il bancomat.
Una cosa importante da ricordare: tenete i vostri biglietti fino al vostro arrivo, altrimenti non uscite dai tornelli della metro.





Curiosi di conoscere il nostro ritorno? Vi accontento subito, il ritorno da incubo!
Dalla stazione vicino all’ingresso di Disneyland prendiamo agevolmente la metro, dopo aver fatto i biglietti in cassa, e arriviamo a Gare de Lyon. La stazione dei pullman (Quai de Bercy) è piuttosto vicina e dopo aver costeggiato l’Unipol Arena e la Senna arriviamo in 5 minuti. Premetto che abbiamo viaggiato con Flixbus parecchie volte e non abbiamo mai avuto problemi, ma stavolta è stato dilaniante! Il terminal è al coperto e all’esterno c’è il Parc de Bercy che abbiamo visitato durante la lunghissima attesa che poi vi racconto.






Il Parc de Bercy è una delle aree verdi più estese ed importanti di Parigi ed è stato realizzato dagli architetti Bernard Huet, Madeleine Ferrand, Jean-Pierre Feugas e Bernard Leroy in collaborazione con i paesaggisti Ian Le Caisne e Philippe Raguin. Questo parco si divide in tre parti: Les Parterres, in cui trovare l’orto, la cantina, il roseto, il giardino dei bulbi, il labirinto, il giardino delle essenze, la Casa del Giardinaggio in cui vengono fatti alcuni corsi; La Grande Prairie con gli immensi prati all’ombra ; Le Jardin Romantique con specchi d’acqua pieni di ninfee, il delizioso laghetto e l’isolotto. Al centro c’è la Maison du Lac, un luogo di esposizioni e conferenze. Al Parc de Bercy c’è anche l’edificio progettato dall’architetto americano Frank Gehry, che ospita la Cineteca Francese e il Museo del Cinema.
Gli orari di apertura sono: dal lunedì al venerdì 08:00 – 20:30; sabato e domenica 09:00 – 20:30 e l’indirizzo è 128, Quai de Bercy – 75012 Paris.






Ma torniamo al nostro viaggio di ritorno. Per farla breve la partenza ha subito un ritardo di 5 ore e nessuno ci ha assistito, ha risposto alle nostre domande, nessuna comunicazione, nulla! Fino a quando, stanca della maleducazione e delle continue bugie da parte degli steward, chiamo il servizio clienti di Milano. Fortunatamente ho trovato un ragazzo gentile ed educato che si è scusato tremila volte per l’accaduto. Ma non è finita qua. Arrivate vicino al Terminal della Stazione Tiburtina a Roma, vicino al ponte, il pullman si ferma, rotto! Avevo con me mia madre che soffre di attacchi di panico e non volevano farci scendere. Ho dato il meglio di me intimandogli che se non ci avesse fatto scendere avrei chiamato immediatamente la Polizia. Inutile dirvi che in un nanosecondo hanno aperto le porte.
Al di là di quanto possa essere stato disagevole questo tipo di viaggio un po’, diciamo, sui generis, io sono contenta di averlo fatto e soprattutto che Lucrezia abbia fatto un’esperienza diversa. Tutto serve, sempre, so per certo che ne ha fatto tesoro e, se un domani, qualcosa non andrà come aveva preventivato, saprà uscirne.
Marzo 2019

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