Fare polemica e rispondere a tono: due concetti completamente diversi che molti continuano a confondere

Uno degli equivoci che continuo a vedere più spesso, soprattutto sui social, riguarda la convinzione che rispondere a un commento, chiarire il proprio pensiero o semplicemente difendere ciò che si è scritto significhi automaticamente fare polemica, come se esistesse una regola non scritta secondo la quale chi pubblica un contenuto debba accettare qualsiasi osservazione senza mai replicare, perché nel momento stesso in cui decide di prendere la parola viene immediatamente etichettato come quello che vuole creare discussioni.

La realtà, però, è molto diversa.

Fare polemica significa cercare volutamente lo scontro, provocare senza alcun interesse per il dialogo, alimentare una discussione soltanto per avere ragione o per attirare attenzione, mentre rispondere a tono significa esercitare un diritto che dovrebbe appartenere a chiunque, cioè quello di spiegare il proprio punto di vista, correggere informazioni inesatte, contestare affermazioni infondate o chiarire un concetto che è stato frainteso.

Quello che trovo davvero curioso è che molto spesso nessuno si soffermi sul commento che ha dato origine alla discussione. L’attenzione si concentra quasi esclusivamente sulla risposta, come se il problema non fosse la provocazione iniziale ma il fatto che qualcuno abbia deciso di non far finta di niente. È un meccanismo che vedo ripetersi continuamente e che, a mio avviso, finisce per spostare completamente il focus della conversazione.

Sembra quasi che esistano persone convinte che la libertà di espressione valga soltanto per chi scrive il primo commento, mentre chi quel commento lo riceve dovrebbe limitarsi a leggere, incassare e andare avanti, perché altrimenti viene accusato di essere polemico. Eppure la libertà di esprimere un’opinione dovrebbe valere in entrambe le direzioni, non soltanto quando fa comodo.

Anche il tono viene spesso usato come pretesto per evitare di affrontare il contenuto. Invece di discutere ciò che viene realmente detto, si preferisce concentrarsi sul modo in cui viene espresso, trasformando una risposta decisa in arroganza, una spiegazione in giustificazione e una replica argomentata in polemica. È decisamente più semplice attribuire un’etichetta a una persona che confrontarsi con le sue argomentazioni.

Naturalmente esiste anche chi ama discutere per il semplice gusto di discutere, chi provoca deliberatamente e alimenta tensioni inutili, ma mettere sullo stesso piano questo comportamento e quello di chi decide di rispondere a un’accusa o a un commento scorretto significa cancellare una differenza enorme che dovrebbe essere evidente a chiunque abbia davvero interesse a confrontarsi in modo civile.

Personalmente continuerò sempre a pensare che difendere le proprie idee non sia sinonimo di polemica, così come continuerò a credere che il rispetto non consista nel restare in silenzio davanti a qualsiasi affermazione, ma nel confrontarsi con educazione, fermezza e coerenza, perché un dialogo esiste soltanto quando entrambe le parti hanno lo stesso diritto di parlare e di essere ascoltate.

Forse, prima di accusare qualcuno di fare polemica, dovremmo imparare a chiederci che cosa abbia reso necessaria quella risposta, perché molto spesso la differenza tra una polemica e una replica sta tutta lì: nelle intenzioni di chi scrive e non nel semplice fatto di aver deciso di non rimanere in silenzio.

Lascia un commento