Le coincidenze della vita esistono davvero? Una riflessione sul tempo e sul passato

Non ho mai saputo rispondere con certezza a una domanda che, prima o poi, credo ci siamo posti tutti almeno una volta nella vita: le coincidenze esistono davvero oppure siamo noi ad attribuire un significato a eventi che, in realtà, non ne hanno alcuno? Eppure, ogni volta che penso di aver trovato una risposta, succede qualcosa che rimette tutto in discussione e mi costringe a fermarmi, anche solo per pochi minuti, a osservare la mia vita da una prospettiva completamente diversa.

È sorprendente come basti davvero un dettaglio apparentemente insignificante, una data, una città, una notizia letta quasi distrattamente o un evento che fino a pochi istanti prima non significava assolutamente nulla, per rendersi conto che il tempo continua a intrecciare percorsi che credevamo ormai definitivamente separati e che esistono fili invisibili capaci di collegare passato e presente quando meno ce lo aspettiamo.

La parte più curiosa di tutto questo è che non provo alcuna nostalgia e non sento il desiderio di tornare indietro, perché ci sono capitoli della nostra esistenza che hanno avuto un inizio e una fine e che è giusto rimangano esattamente dove appartengono, ma questo non significa che siano stati cancellati. Restano silenziosamente custoditi nella memoria e, ogni tanto, riemergono senza fare rumore, non per riaprire vecchie ferite ma semplicemente per ricordarci quanta strada abbiamo percorso da allora.

Forse il motivo per cui certe coincidenze riescono ancora a sorprendermi è che arrivano sempre nel momento meno prevedibile e, guarda caso, spesso si legano a periodi dell’anno che per noi hanno un significato particolare. Agosto, per esempio, per me non è soltanto il mese dell’estate o del compleanno, ma è anche uno di quei mesi che custodiscono ricordi, emozioni e sensazioni che il tempo ha reso molto più leggere senza però cancellarle del tutto, perché esistono date che finiscono inevitabilmente per diventare parte della nostra storia e che, ogni volta che ritornano, ci ricordano non tanto ciò che è accaduto, quanto la persona che eravamo in quel preciso momento.

Ed è proprio questo che trovo affascinante. Una coincidenza non cambia il presente e non modifica il passato, ma ha la straordinaria capacità di mettere le due cose una accanto all’altra, permettendoci di osservare con una lucidità che nella quotidianità spesso ci manca quanto siamo cambiati, quanto siamo cresciuti e quanta strada abbiamo percorso senza rendercene davvero conto.

Forse il tempo non serve a dimenticare, come si sente dire così spesso. Forse il tempo serve semplicemente a cambiare prospettiva, a spostare il peso dei ricordi fino a farli diventare parte della nostra storia senza essere più il centro della nostra vita, ed è proprio in quel momento che ci accorgiamo di guardare gli stessi eventi con occhi completamente diversi.

Alla fine continuo a non sapere se le coincidenze esistano davvero o se siano soltanto il frutto della nostra mente che ama trovare collegamenti ovunque. So però che ogni volta che una di loro bussa alla mia porta mi regala l’occasione di fare una cosa che troppo spesso dimentichiamo di fare: fermarmi un istante, guardarmi indietro senza alcun rimpianto e rendermi conto che il viaggio più importante non è quello che ci porta da un luogo a un altro, ma quello che, quasi senza accorgercene, ci trasforma nella persona che siamo diventati.

E forse è proprio questo il senso di certe coincidenze. Non riportarci indietro, non farci rivivere ciò che è stato e nemmeno suggerirci che esista un destino già scritto, ma ricordarci che la vita continua a muoversi anche quando crediamo che alcune pagine siano ormai chiuse per sempre e che, ogni tanto, ci concede il privilegio di sfogliarle ancora una volta non per ricominciare a leggerle, ma per renderci conto che, nel frattempo, siamo diventati gli autori di un capitolo completamente diverso.

Lascia un commento