Andare da soli a Disneyland Paris non è triste: la differenza culturale che ho scoperto vivendo in Francia

Da quando vivo in Francia e, per forza di cose ma anche per scelta, mi capita di trascorrere molte giornate a Disneyland Paris da sola, mi sono resa conto di una differenza culturale che probabilmente non avrei mai notato continuando a vivere in Italia, perché ci sono cose che diventano evidenti soltanto quando cambi Paese e inizi a osservare la quotidianità con occhi diversi, senza più dare per scontato che il modo in cui siamo cresciuti sia l’unico possibile.

In Italia un parco a tema viene quasi sempre associato alla compagnia, alla famiglia, agli amici o al partner e, se racconti che ci sei andata da sola, capita ancora di vedere quello sguardo misto tra sorpresa e compassione, come se una giornata del genere fosse automaticamente meno bella o come se dietro quella scelta dovesse esserci necessariamente una mancanza, mentre qui in Francia sto scoprendo ogni giorno una realtà completamente diversa.

A Disneyland Paris incontro continuamente persone che vivono il parco da sole, fanno la fila per le attrazioni senza essere accompagnate da nessuno, aspettano il loro turno per incontrare un personaggio Disney, si siedono tranquillamente a mangiare in un ristorante o passeggiano per ore semplicemente godendosi l’atmosfera, e la cosa più sorprendente è che tutto questo viene vissuto con una naturalezza assoluta, senza che nessuno si senta osservato o giudicato.

Non trasmettono tristezza, non sembrano persone che stanno aspettando qualcuno e nemmeno persone che si sono dovute accontentare perché non avevano altra scelta; semplicemente stanno facendo qualcosa che amano e hanno deciso di non rimandarlo aspettando che qualcun altro abbia il loro stesso tempo libero, la loro stessa passione o la loro stessa voglia di esserci.

Ed è qui che ho iniziato a riflettere su quanto spesso, in Italia, tendiamo a confondere lo stare da soli con il sentirsi soli, come se fossero la stessa cosa, quando invece tra queste due condizioni esiste una differenza enorme.

Io, ad esempio, amo stare da sola.

È una dimensione che mi fa stare bene, mi permette di osservare tutto con maggiore attenzione, di seguire i miei ritmi senza dover mediare con quelli di nessun altro, di fermarmi davanti a una vetrina, di rifare un’attrazione, di cambiare programma all’ultimo momento o semplicemente di sedermi su una panchina ad ascoltare la musica senza avere la sensazione di dover riempire ogni istante con una conversazione.

Questo non significa che non mi piaccia condividere delle esperienze con le persone a cui voglio bene, significa semplicemente che non sento il bisogno di rinunciare a qualcosa che mi rende felice solo perché, in quel momento, non c’è nessuno con me.

Forse è proprio questa la differenza più grande che sto imparando vivendo qui: la compagnia di sé stessi non viene vista come un ripiego, ma come una possibilità del tutto normale, e credo che dovremmo iniziare a guardarla anche noi con occhi diversi, perché imparare a stare bene con se stessi non significa chiudersi agli altri, significa essere liberi di vivere ciò che ci rende felici senza aspettare continuamente che sia qualcun altro a dare valore alle nostre esperienze.

E, sinceramente, ogni volta che vedo tutte quelle persone passeggiare serenamente da sole tra le strade di Disneyland Paris, mi convinco sempre di più che la vera libertà non sia avere sempre qualcuno accanto, ma sentirsi perfettamente a proprio agio anche con la propria compagnia.

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