Follower o autorevolezza? Perché i numeri sui social non raccontano tutta la verità

Ogni tanto mi capita di imbattermi in discussioni che, più che per il contenuto, colpiscono per il messaggio che finiscono inconsapevolmente per trasmettere. È successo anche questa volta, leggendo i commenti sotto il post di una persona che si definisce imprenditrice digitale, dove nel giro di pochi minuti il confronto ha completamente perso il suo significato iniziale per trasformarsi in una gara a chi poteva esibire il numero più alto di follower, con accuse reciproche di profili comprati, statistiche gonfiate, engagement presunti e schermate utilizzate come se fossero la prova definitiva del proprio valore.

Mentre scorrevano davanti ai miei occhi quei commenti, mi sono resa conto che, ancora una volta, tutta la discussione ruotava intorno allo stesso identico concetto: il numero. Come se bastasse una cifra scritta sotto una foto per decretare automaticamente chi abbia ragione, chi sia più competente, chi meriti maggiore considerazione e, soprattutto, chi possa definirsi davvero autorevole.

Eppure continuo a pensare che il numero dei follower, preso da solo, racconti una storia estremamente incompleta.

Perché avere centocinquantamila follower non significa necessariamente avere centocinquantamila persone che leggono davvero ogni contenuto pubblicato. Allo stesso modo non significa che tutte quelle persone si fidino di ciò che viene raccontato, che lo trovino credibile o che siano realmente interessate ai suggerimenti proposti. La distanza tra un semplice “Segui” e la fiducia costruita nel tempo è enorme, anche se spesso ce ne dimentichiamo.

Questa riflessione diventa ancora più evidente quando si parla di collaborazioni, turismo, eventi o promozione di prodotti. Se un creator racconta un hotel, un parco divertimenti, una struttura ricettiva, un ristorante o una destinazione turistica, la domanda davvero interessante non dovrebbe essere quanti follower possiede il suo profilo, ma quante persone riesce concretamente a incuriosire, a convincere e, soprattutto, a portare realmente in quel luogo.

Perché può tranquillamente esistere un profilo con 150.000 follower che riesce a trasformare in visitatori soltanto una piccola percentuale del proprio pubblico, così come può esistere un creator con 10.000 follower capace invece di coinvolgere migliaia di persone, semplicemente perché negli anni ha costruito un rapporto autentico con la propria community, fatto di fiducia, costanza e credibilità.

Ed è proprio qui che, secondo me, si trova la vera differenza.

Sui social siamo ormai talmente abituati a valutare tutto attraverso i numeri da dimenticare che esistono aspetti molto più difficili da misurare ma infinitamente più importanti. La fiducia, ad esempio, non compare nelle statistiche. Non si compra. Non si mostra con uno screenshot. Si costruisce nel tempo, post dopo post, esperienza dopo esperienza, mantenendo coerenza tra quello che si racconta e quello che si vive realmente.

Alla fine, quello che rende autorevole una persona non è il numero di utenti che la seguono, ma il valore che riesce a trasmettere ogni volta che pubblica un contenuto. Esistono profili enormi che generano pochissimo coinvolgimento reale e profili molto più piccoli che riescono invece a creare conversazioni, ispirare scelte, suggerire viaggi, far scoprire luoghi e convincere le persone a vivere esperienze che altrimenti non avrebbero mai preso in considerazione.

Probabilmente è proprio questo il motivo per cui continuo a guardare con una certa diffidenza le discussioni basate esclusivamente sui follower. Perché i numeri sono importanti, sarebbe ipocrita negarlo, ma rappresentano soltanto una parte della storia e, spesso, nemmeno quella più significativa.

L’autorevolezza non nasce dalla quantità di persone che cliccano sul tasto “Segui”, ma dalla qualità del rapporto che si riesce a costruire con chi, ogni giorno, sceglie volontariamente di dedicare qualche minuto del proprio tempo a leggere ciò che scriviamo. Ed è un valore che nessuna schermata delle statistiche riuscirà mai a raccontare davvero.

Forse, prima di trasformare i follower in una medaglia da esibire durante ogni discussione, dovremmo iniziare a chiederci una cosa molto più semplice e, probabilmente, molto più scomoda: quante di quelle persone ci seguono davvero e, soprattutto, quante si fidano abbastanza di noi da trasformare un nostro consiglio in un’azione concreta?

Perché è lì che, secondo me, smettono di contare i numeri e comincia a vedersi la vera autorevolezza.

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