
Alcuni posti li conosci prima ancora che aprano le porte, prima delle luci, prima della musica, prima ancora che qualcuno dica “inauguriamo”. Li conosci perché conosci le persone che li stanno costruendo, pezzo dopo pezzo, sogno dopo sogno, e allora non serve nemmeno entrarci per sapere che tipo di energia ci troverai dentro.
PRISMA, per me, è esattamente questo.
Non è solo un nuovo locale in viale Marconi a Pescara, ma qualcosa che ha radici molto più profonde, che partono da quando Lucrezia aveva due anni e adesso ne ha diciannove, quindi fatevi il conto, che nel frattempo ci sono passate vite intere, cambiamenti, crescite, cadute e ripartenze.
Le persone che hanno dato vita a PRISMA non sono “gestori” o “imprenditori” nel senso freddo del termine, ma sono famiglia, nel senso più autentico e meno instagrammabile possibile.
Quelle presenze che attraversano gli anni senza fare rumore, ma restando. Sempre.
E quando conosci così bene chi c’è dietro, sai già che non verrà fuori un posto qualunque.
Sai che sarà:
curato
pensato
vissuto prima ancora di essere aperto al pubblico.
Lucrezia, tra l’altro, ha anche lavorato in uno dei locali più conosciuti di questa famiglia, il Piñata Play House, quindi il filo che lega tutto questo non è solo emotivo, è proprio concreto, quotidiano, reale.
Poi la vita, come spesso succede quando qualcosa ti sta particolarmente a cuore, decide di fare la spiritosa.
E quindi succede che vieni invitata all’inaugurazione, quella bella, quella per amici e familiari, quella dove finalmente puoi vedere con i tuoi occhi qualcosa che aspettavi da tempo…
e invece ti ritrovi fuori casa due notti per un allagamento.
Senza vestiti.
Senza niente.
Con la dignità infilata in una busta insieme al fango.
E no, non era esattamente il momento giusto per presentarsi a un’inaugurazione con una tuta reduce da una guerra idrica.
Quindi PRISMA, per ora, non l’ho ancora vissuto davvero.
Ma in qualche modo lo conosco già.
E da quello che si percepisce (e da quello che mi aspettavo) è esattamente il tipo di posto che mancava.
Un’event house più che un semplice locale, uno spazio pensato per succedere qualcosa, non per riempire un vuoto.
Un ambiente dove:
la musica non è sottofondo ma protagonista,
le luci fanno parte dell’esperienza,
l’estetica non è un dettaglio ma una dichiarazione di intenti,
ogni serata può diventare qualcosa da ricordare (o da raccontare il giorno dopo, che è comunque un successo).
Viale Marconi, negli ultimi anni, ha visto passare tante aperture, ma poche con un’identità così chiara già in partenza.
PRISMA si muove in quella direzione che sa di contemporaneo, di città più grandi, di Milano che fa scuola ma senza perdere completamente l’anima pescarese… e questa, credetemi, è una linea sottile da non oltrepassare.
Interessante anche l’idea di format come Il Verandino, che sembra portare una dimensione più rilassata, quasi da aperitivo lungo che poi “degenera” con eleganza, senza chiedere il permesso.
In sostanza, non è il posto dove vai “a bere qualcosa”.
È il posto dove vai perché vuoi che succeda qualcosa.
Io, nel frattempo, recupererò.
Perché certi posti non si perdono, si rimandano.
E prima di partire, una sera, con calma, senza fango addosso e con la versione di me stessa socialmente presentabile, andrò lì a bere qualcosa.
E probabilmente, mentre sarò seduta con un bicchiere in mano, penserò che alcune storie fanno dei giri lunghissimi, passano attraverso allagamenti, imprevisti e vite incasinate…
ma poi arrivano esattamente dove dovevano arrivare.
E PRISMA, in fondo, era già arrivato da tempo. Anche senza inaugurazione.
