
La lista delle uova non esiste. Esiste solo il momento in cui perdi la dignità davanti allo scaffale e fai finta che sia per un regalo.
Ogni anno entri al supermercato con un obiettivo chiaro, adulto, responsabile, comprare lo yogurt, il pane, forse una verdura, ed esci con la foto di tre uova di Pasqua diverse, due vocali inviati in stato di agitazione e la certezza che la tua stabilità emotiva è appesa a una sorpresa di plastica.
Il 2026, poi, ha deciso di alzare il livello dello scontro diretto con la nostra forza di volontà.
Kinder continua a fare quello che fa sempre: prendere la nostra età anagrafica e usarla contro di noi.
Le Princess per la comfort zone, gli Avengers per quando ci sentiamo combattive (cioè mai, ma ci piace l’idea), Pokémon, Batman, Spider-Man, Frozen, Barbie, Hot Wheels, Paw Patrol, Topolino in versione street e poi le Funko di Harry Potter e One Piece, che non sono uova ma trappole psicologiche. Perché a un certo punto ti ritrovi a pesare l’uovo come se stessi trafficando diamanti e non cioccolato al latte.
Poi giri l’angolo e Bauli decide che la tua infanzia deve presentarti il conto.
Goldrake.
Non un uovo: un richiamo primordiale.
Accanto Mare Fuori, Mercoledì, la Nazionale, Jurassic World, Transformers, Minions, Masha e Orso, Gabby’s Dollhouse e Kucciolotti, in quello che sembra il catalogo delle nostre personalità multiple.
A quel punto capisci che non stai scegliendo per chi comprarlo.
Stai scegliendo chi sei.
Walcor è il momento in cui accetti definitivamente che non guarirai mai: Dragon Ball, One Piece, Minecraft, Super Mario, Sonic, Hello Kitty, Me Contro Te… la sorpresa grande, quella che quando la apri devi spostare i soprammobili e anche un paio di certezze.
Dolci Preziosi è il sabato pomeriggio al centro commerciale della tua psiche: Barbie e Frozen per quando vuoi essere rassicurata, Spidey e Avengers per sentirti potente mentre paghi le bollette, Jurassic World e Cars per il caos, Minecraft e Sonic perché tanto lo sappiamo che giocheremmo ancora.
Poi arrivano le collaborazioni che sembrano scritte dal tuo algoritmo:
Bridgerton by Witor’s, che compri pensando “questo lo tengo come soprammobile” e lo apri cinque minuti dopo con le mani tremanti.
Il Diavolo veste Prada, che non ha bisogno della sorpresa perché la sorpresa sei tu che lo metti nel carrello con aria superiore.
Emily in Paris, che è letteralmente il modo più economico per sentirti a Parigi mentre sei in fila alla cassa con il detersivo.
E infine loro:
le K-Pop Demon Hunters.
Quelle davanti a cui perdi ogni forma di autocontrollo.
Quelle per cui esiste gente che ha già fatto tre supermercati.
Quelle che, improvvisamente, rendono accettabile correre con il carrello.
Nel frattempo gli adulti provano a richiamarti all’ordine con Ferrero Rocher, Pocket Coffee, Novi, Pernigotti, Sperlari e Perugina con il Bacio caramellato che sembra dire “possiamo essere mature”.
No.
Possiamo solo aprire l’uovo elegante alle undici di sera in cucina, in piedi, direttamente dalla busta.
E sotto tutto questo continua la trama secondaria, quella che capiamo solo noi: l’uovo del parco.
Quello di Cinecittà World (lo scorso anno c’era, quest’anno chissà…) con il biglietto dentro, che cerchiamo con la stessa energia con cui si cercano le attrazioni aperte in soft opening.
Gardaland che appare e scompare come una divinità pagana della GDO.
E mentre fotografi gli scaffali “per tua figlia”, con il carrello ormai pieno di scelte esistenziali, capisci la verità.
La lista completa non la vuoi davvero perché sarebbe la fine della caccia.
E la caccia è l’unico momento dell’anno in cui possiamo essere contemporaneamente quella che guardava Goldrake, quella che voleva vivere in una rom-com a Parigi, quella che cita Il Diavolo veste Prada come filosofia di vita, quella che urla per le K-Pop Demon Hunters, quella che pesa le Kinder per trovare Zoro, quella che spera ancora nel biglietto del parco dentro l’uovo.
Non stiamo comprando cioccolato, stiamo comprando una versione di noi stesse che non abbiamo nessuna intenzione di lasciar crescere.
E va benissimo così.
