Lettera a Walt Disney: come i suoi sogni hanno cambiato la mia vita (e portato mia figlia a lavorare a Disneyland Paris)

Caro Walt,

ti scrivo da adulta, e già questa cosa mi fa sorridere perché, se devo essere onesta, buona parte della colpa del fatto che io adulta non mi ci sia mai sentita davvero… è tua.

Io dovevo diventare una persona seria, composta, di quelle con i piedi per terra, le decisioni razionali e i sogni in formato ridotto, e invece mi ritrovo ancora oggi con gli occhi lucidi davanti a una parata, con le colonne sonore che mi partono in testa mentre faccio la spesa e con quella strana sensazione di felicità infantile ogni volta che vedo un castello illuminarsi la sera, come se bastassero quattro fuochi d’artificio per rimettere in ordine il caos del mondo.

E no, non è normale.
È Disney.

È colpa tua.

Perché tu non ci hai dato solo film o personaggi buffi da stampare sugli zaini, ci hai dato dei rifugi emotivi, dei posti sicuri in cui nasconderci quando la realtà diventava troppo rumorosa, troppo dura, troppo adulta, e per una come me (mamma single, vita tutta in salita, conti che non tornano mai al primo colpo, overthinking come sport olimpico) sapere che esiste un luogo dove il bene vince, dove le canzoni partono al momento giusto e dove perfino i disastri hanno un lieto fine non è intrattenimento, è ossigeno.

Tu hai costruito parchi, certo, ma in realtà hai costruito ricordi.

I miei hanno l’odore dei popcorn caldi, delle mani appiccicose di mia figlia quando era piccola, delle corse per non perdere la parata, delle foto storte fatte di fretta e degli abbracci ai personaggi come se fossero parenti lontani che non vedevamo da anni, e ogni volta che ci ripenso mi accorgo che non stavo solo portando mia figlia in un parco divertimenti: stavo costruendo una lingua segreta tutta nostra, fatta di giostre, risate e “ti ricordi quella volta…”.

Poi però è successa una cosa che, se la raccontassi in un film, probabilmente direbbero che è troppo romantica per essere credibile.

Mia figlia è cresciuta.

E mentre io continuavo a guardare quel mondo con gli occhi di chi entra per sognare qualche ora, lei quel sogno ha deciso di abitarlo davvero.

A diciannove anni, con una valigia piena di vestiti, coraggio e incoscienza bella come solo i diciannove anni sanno essere, è partita per lavorare a Disneyland Paris, uno dei tuoi regni magici, uno di quei posti che per anni per noi erano stati “la vacanza”, “la fuga”, “il premio”, e che all’improvviso sono diventati la sua quotidianità.

E lì ho capito che tu non avevi solo accompagnato la mia infanzia.

Avevi tracciato una direzione.

Perché per me Disney era un posto dove guarire un po’, per lei è diventato un posto dove costruirsi, dove lavorare, crescere, diventare adulta regalando sorrisi agli altri, che è una cosa enorme se ci pensi: passare dall’essere la bambina che guarda la magia all’essere la persona che quella magia la crea per qualcun altro.

Io da fuori, spettatrice con gli occhi lucidi.
Lei dentro, parte dell’ingranaggio più bello del mondo.

E ogni volta che entro in un parco adesso non mi sento solo a casa, mi sento anche orgogliosa in un modo difficile da spiegare, perché da qualche parte dietro le quinte c’è mia figlia che cammina veloce, sistema cose, accoglie persone, sorride a bambini stanchi, e continua, senza forse rendersene conto, quella stessa favola che io le raccontavo la sera, quando era piccola.

Se questo non è un cerchio perfetto, non so davvero cosa lo sia.

Forse tu volevi solo disegnare un topo e raccontare qualche storia.

Però guarda che disastro meraviglioso hai combinato: hai cresciuto generazioni di sognatori cronici, di adulti che non si vergognano di emozionarsi, di madri e figlie che si tengono per mano davanti a un castello come se fosse la cosa più naturale del mondo.

E io posso solo dirti grazie.

Grazie per i sogni, per le fughe, per le canzoni cantate in macchina, per i ricordi che non sbiadiscono, e grazie soprattutto perché, senza saperlo, hai regalato a mia figlia non solo un posto dove andare in vacanza… ma un posto dove diventare grande.

Con affetto, gratitudine e un abbonamento emotivo a vita,

La Anto ✨

4 pensieri riguardo “Lettera a Walt Disney: come i suoi sogni hanno cambiato la mia vita (e portato mia figlia a lavorare a Disneyland Paris)

  1. Ho cominciato a leggerti mentre preparavo il pranzo. Ho spento i fornelli e ho smesso immediatamente di cucinare, perché la sconfinata bellezza di questo post meritava di essere apprezzata senza nessuna distrazione.

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