
Allora, partiamo dall’inizio: passare dai 29 ai 30 anni non è mai stato così… teatrale. E no, non sto parlando di un momento intimo di riflessione sulla vita, eh. Sto parlando di agenzie, wedding planner e pseudo-event planner che hanno deciso di inventarsi l’ennesima “festa” assurda” per monetizzare ogni singolo secondo della tua vita.
La trovata più recente? L’“Addio al ventennio”, che ti fa sentire come se stessi uscendo da una bara per salutare i tuoi vent’anni. Letteralmente. Una ragazza su Instagram esce da una bara, drammaticissima, e tutto il mondo ride, commenta, condivide. E non è colpa dei social in sé, eh. È tutto studiato a tavolino da chi vede ogni passaggio di età come un’opportunità per fare spettacolo.
Non fraintendetemi: il diciottesimo aveva senso, il gender reveal almeno annunciava qualcosa di concreto. Ma il passaggio dai 29 ai 30? Ora è un evento da Broadway, con regia, scenografia e probabilmente un fotografo che ti rincorre per l’Instagrammabile perfetto. Bare, fuochi, torte giganti, drammi esagerati: tutto perfettamente inutile e tremendamente trash.
E la cosa più triste? C’è gente che paga per questo. Agende piene di clienti che vogliono uscire da una bara o avere 30 ballerini in costume da funerale “perché sì, è il trentesimo”. Ma soprattutto: tutto viene mascherato da “evento memorabile”, mentre in realtà è solo una trovata commerciale che prende la tua vita privata e la trasforma in contenuto virale.
Io capisco il passaggio dai 29 ai 30: fa un po’ paura, fa riflettere, fa dire “Oddio sto diventando adulta”. Ma non serviva inventarsi una bara e un teatro macabro per sentirsi il dramma del secolo.
Dove arriveremo?
E qui arriva il punto più inquietante: dove arriveremo? Se ogni passaggio della vita deve diventare un evento spettacolare da vendere, allora il rischio è chiaro. Presto avremo feste per uscire dal liceo, per la fine di un divorzio, per aver finito una dieta, per il primo giorno di pensione… tutto con regia, scenografia e fotografo. La spontaneità sparirà, sostituita da scenette preconfezionate, drammi esagerati e contenuti “Instagrammabili” da condividere.
In pratica: stiamo trasformando la vita in un reality show permanente, dove ogni emozione privata diventa spettacolo pubblico e dove il valore delle esperienze si misura in like e visualizzazioni. Il rischio non è solo trash, è la perdita di ogni dimensione autentica dei momenti importanti. E mentre ridiamo dei video con le bare e dei drammi del trentesimo compleanno, la domanda resta: ci stiamo divertendo davvero, o ci stiamo solo facendo prendere in giro da agenzie che vendono illusioni?
Se volete ridere un po’, scrollate Instagram: bare, fuochi d’artificio, drammi teatrali e wedding planner pronti a monetizzare l’angoscia dei 29 anni. Tutto il resto è irrilevante.
