Siate voi stessi dentro e fuori i social: autenticità oltre le critiche

Siate voi stessi, dentro e fuori i social (anche quando qualcuno storce il naso)

C’è questa strana convinzione che gira sui social, ma a ben guardare non vive solo lì: l’idea che esista una versione “accettabile” di noi e un’altra da tenere chiusa in un cassetto, insieme alle bollette scadute, ai pensieri scomodi e a tutto ciò che potrebbe dare fastidio. La versione accettabile sorride al momento giusto, non esagera, non disturba, non dice troppo ma nemmeno troppo poco, non prende spazio, non è mai troppo. L’altra (quella vera) spesso la mettiamo offline. O peggio: la censuriamo anche nella vita reale. Perché il punto, in fondo, non sono solo i social. Il punto è che abbiamo iniziato a fare editing anche a noi stessi, come se fossimo un contenuto da rendere più digeribile.

“Sii te stessa” intanto è diventato uno slogan da bio Instagram, infilato subito sotto l’emoji della luna e prima del link al sito. Peccato che essere se stessi sia una faccenda decisamente meno patinata. Non è fotogenica, non è sempre coerente, cambia idea, a volte è stanca, a volte dice no senza sentire il bisogno di spiegare perché. Essere autentici non significa raccontare tutto, spiattellare l’anima o fare dirette piangendo con il mascara colato. Significa non tradirsi per piacere, che è una cosa molto diversa. Significa non abbassare il tono perché “dai, sembri esagerata”, non smussare le opinioni perché “poi ti giudicano”, non fingere entusiasmo dove non c’è solo per restare nel gruppo.

E poi c’è lo spoiler che nessuno vorrebbe, ma che prima o poi arriva lo stesso: verrai criticata comunque. Se parli sei troppo, se stai zitta sei fredda, se ti esponi cerchi attenzioni, se ti proteggi sei distaccata. Qualunque cosa tu faccia, qualcuno storcerà il naso. Allora tanto vale scegliere la versione che ti costa meno energia, e di solito è quella in cui non devi recitare. Perché le critiche, molto spesso, dicono molto più di chi le fa che di chi le riceve. Sono proiezioni, frustrazioni, fastidi personali travestiti da “opinioni sincere”. E no, non tutte le opinioni meritano ascolto: alcune meritano solo silenzio e un blocco ben piazzato, senza sensi di colpa.

Non c’è niente di più stancante, alla lunga, che essere due persone diverse: una online e una nella vita vera. Una che scrive cose coraggiose e una che poi, dal vivo, si ridimensiona, si scusa, fa un passo indietro come se chiedesse permesso per esistere. La libertà arriva quando la voce è la stessa ovunque, quando non devi ricordarti chi sei a seconda del contesto, quando smetti di chiederti “come verrà interpretato” e inizi a chiederti semplicemente “mi rappresenta?”. Non piacerai a tutti, è inevitabile, ma almeno piacerai a te. E fidati: è una rivoluzione silenziosa, ma potentissima.

A un certo punto della vita diventa chiaro che adattarsi continuamente consuma, che fare spazio agli altri cancellando se stessi non è gentilezza ma autoabbandono. Essere se stessi non è egoismo e non è alzare muri: è smettere di farsi a pezzi per entrare in spazi troppo stretti.

Chi resta, resta davvero. Chi se ne va, probabilmente non stava parlando con te, ma con una versione più comoda, più addomesticata di te.
E va bene così.

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