Wicked: For Good – Il Ritorno che Tocca l’Anima

Wicked: For Good – La storia che conosci, ma che ti spacca il cuore comunque

C’è un momento, guardando Wicked: For Good, in cui ti rendi conto che non stai più seguendo un musical fantasy pieno di colori pastello e cappelli a punta. No. Stai vivendo una specie di terapia di coppia tra due amiche (una verde, una bionda) che il destino continua a tirare da due parti diverse come una coperta troppo corta.
E tu, spettatore, nel mezzo, a domandarti: “Perché soffro così tanto per una strega?”

La storia riprende dal caos lasciato dal primo film: Elphaba fugge, tutti la odiano, Glinda sorride davanti alle telecamere come una Barbie emotivamente devastata, e Oz… beh, Oz continua a essere quel posto in cui chi urla più forte vince (non suona familiare?).

Da qui in poi parte la spirale.

Elphaba prova a salvare gli Animali, il Mago continua a essere il più grande impostore dell’intera letteratura fantastica, e Morrible… Morrible è quella zia cattiva che tutti fingiamo di non avere ma che in realtà sta dirigendo il coro.
E mentre Glinda tenta di fare “la cosa giusta”, si ritrova risucchiata in una propaganda più grande di lei. È il classico caso di “volevo solo aiutare ma adesso ho accidentalmente fondato un regime”.

Nel frattempo, Elphaba e Fiyero vivono un amore scomodo, bello, ma perseguitato da qualsiasi cosa indossi una divisa.

Il punto di non ritorno arriva quando Fiyero viene catturato e, per un incantesimo fatto col cuore ma zero manuale d’istruzioni, si ritrova trasformato nello Spaventapasseri. Sì, proprio lui.
È qui che il film smette di essere un musical e diventa un cazzotto emotivo con brillantini.

E poi arriva l’inevitabile ciclone. Dorothy. La casa. Nessarose.
Un domino di tragedie che porta al momento che tutti conosciamo: Glinda ed Elphaba una di fronte all’altra, forse per l’ultima volta.
“For Good” parte, e tu non sei pronto. Nessuno è mai pronto.

La morte di Elphaba? Finta.
Ma è una finta che fa male comunque, perché significa rinunciare a tutto: alla propria storia, al proprio nome, all’unica persona che si ama davvero.
Glinda capisce, tace, protegge.
Elphaba fugge con Fiyero, viva ma in esilio.
E Oz rimane nelle mani di Glinda, che finalmente può sistemare il disastro.
Un regno, due destini, nessuna vittoria pulita.

È questo il cuore del film: non il bene contro il male, non chi vola più in alto o chi canta più forte.
Ma il fatto che, a volte, la persona che ti cambia la vita… lo fa per sempre.
“For good”, appunto.

E sì: piangerai.
Ma te la venderò così: è il tipo di pianto che “fa bene”, anche se al cinema non lo ammetterai mai.

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