
Ho 54 anni e non sono una donna “normale”. Ma forse il problema non sono io.
A 54 anni, la società pretende che io sia una donna “normale”.
Una donna che si emoziona davanti a un nuovo shampoo, che passa i sabati a discutere con il parrucchiere sul livello preferito di biondo “cenere ma non troppo”, che valuta la felicità in base alla comodità delle scarpe e che considera vestiti e make-up come argomenti eterni, tipo le tasse e la morte.
La normalità, a quanto pare, è un dress code invisibile.
E se non lo rispetti, sei immediatamente fuori posto.
Indovinate un po’?
Io sono fuori posto da una vita. E non ho alcuna intenzione di rientrarci.
Il problema non è che sono diversa. È che la normalità è sopravvalutata.
La normalità è diventata una specie di religione non dichiarata: rassicurante, omologata, inodore.
Una routine che sopravvive non perché renda felici, ma perché “si è sempre fatto così”.
Ma la domanda che nessuno fa è:
a chi giova tutto questo?
A noi?
O al sistema che ci vuole tranquille, prevedibili, disinnescate?
Perché parliamoci chiaro: quando una donna dopo i 50 esce dal copione, succede qualcosa di curioso.
La gente la osserva.
Non con ammirazione, eh.
Con quella faccia da “non so se devo preoccuparmi, studiarla o chiamare qualcuno”.
È la stessa faccia che uso io quando trovo un mascara da 60 euro: incredulità mista a sospetto.
Quando parlo dei miei interessi, divento automaticamente un essere mitologico
Io parlo di parchi a tema, di rollercoaster, di animazione, di Marvel e DC, di musical, di cinema, di fotografia. Parlo di esperienze, di adrenalina, di immaginazione.
E puntualmente, le donne della mia età mi guardano come se fossi qualcosa tra un unicorno e un Pokémon raro.
Non ostile, ma chiaramente fuori catalogo.
È uno sguardo che dice senza parlare:
“Ma come ti permetti di avere ancora entusiasmo?”
“Alla tua età dovresti parlare di creme anti-age, non di Big Thunder Mountain.”
“Non è troppo tardi per fare l’infanzia che non hai compensato?”
E invece no.
La mia infanzia l’ho fatta.
È l’età adulta che mi rifiuto di vivere in modalità beige.
Il divertimento non è immaturo. È che molti adulti sono annoiati e non sanno più gioire.
C’è un pregiudizio radicato:
divertirsi è infantile, preoccuparsi è adulto.
E questo crea un esercito di persone che, appena compiono 40 anni, appendono la leggerezza al chiodo come se fosse una colpa.
Piace criticare chi si entusiasma perché ricorda agli altri quello che hanno perso:
la capacità di stupirsi.
Per questo quando dico che compro merch puccioso vedo sopracciglia arrampicarsi in zone anatomiche nuove.
Quando racconto la differenza tra una dark ride e un coaster, qualcuno mi guarda come se stessi parlando aramaico.
Quando dico che preferisco un musical al nuovo taglio scalato, mi guardano come se fossi pericolosamente libera.
E lo sono, in effetti.
Una donna che si diverte senza chiedere permesso è sempre un problema per qualcuno.
La verità è che la normalità non rende felici. Rende comodi… gli altri.
Siamo cresciute con l’idea che per essere accettate bisogna rientrare nei binari:
– sobriamente curate
– moderatamente entusiaste
– sempre misurate
– mai troppo rumorose
– mai troppo colorate
– mai troppo noi
E poi ci ritroviamo a fare i conti con un’amara evidenza:
molti dei modelli che ci hanno insegnato a imitare non erano fatti per la nostra felicità, ma per la tranquillità sociale.
Per essere adorabili.
Mai adoranti.
Mai appassionate.
Mai eccessive.
E così molte donne, nel tentativo di essere “come si deve”, si spengono senza nemmeno accorgersene.
Io ho deciso di non farlo. A costo di essere l’eccezione.
Preferisco essere quella strana che viaggia per vedere un parco, che urla su un coaster, che compra pupazzi e che si emoziona davanti a un musical, piuttosto che diventare l’ombra educata di ciò che ero.
Sono una donna di 54 anni che non ha paura di essere ridicola.
Perché ridicoli non sono quelli che ridono:
sono quelli che giudicano chi lo fa.
E sì, se questo mi rende “atipica”, “strana”, “mitologica”, benissimo.
Almeno sono viva.
Non è che non sono normale. È che non sono disposta a vivere in bianco e nero.
Le passioni non hanno età.
L’entusiasmo non scade.
La gioia non ha un range anagrafico.
È la paura di sembrare fuori posto che invecchia davvero.
Io continuerò a sognare, a divertirmi, a urlare sulle montagne russe e a comprare merch puccioso.
Adesso scusatemi.
Devo andare a comprare il biglietto per Wicked.
Perché c’è una verità che chiunque faccia finta di essere adulto dovrebbe ricordare:
la magia non invecchia.
Le persone, quando smettono di crederci, sì.
