Museo della Figurina di Modena: tra nostalgia e cultura pop

Museo della Figurina di Modena: dove la nostalgia si mette in mostra (e tu ti senti una figurina fuori album)

C’è un museo a Modena che custodisce mezzo milione di piccole meraviglie di carta.
Si chiama Museo della Figurina, e già il nome promette un’esperienza che oscilla tra “infanzia anni ’80” e “analisi semi-seria sul perché collezioniamo cose per riempire i vuoti interiori”.

Non ci sono ancora stata, ma potrei giurare di averne sentito l’odore: quello di carta lucida, colla e pomeriggi con le dita appiccicate a forza di “attacca e stacca”.
Sembra un museo nato per ricordarci chi eravamo prima di diventare adulti con la PEC e le occhiaie.


Dove tutto ha inizio: Modena, Panini e il culto dell’adesivo

Il museo è ospitato nel Palazzo Santa Margherita, che già di suo suona come un luogo dove le figurine si prendono sul serio, con tanto di cornici e luci soffuse.
La collezione nasce dal signor Giuseppe Panini, che invece di limitarsi a fare fortuna con le figurine dei calciatori (come ogni imprenditore razionale), ha deciso di raccogliere tutto ciò che di piccolo e stampato esisteva sulla faccia della Terra: cigarette cards, calendarietti profumati, bolli, immagini promozionali.
Un accumulo geniale, oggi trasformato in circa 500.000 pezzi di nostalgia organizzata.


Perché andarci (anche se non sei un collezionista ma solo una sentimentale)

Il bello di questo museo è che non serve essere maniaci del “ce l’ho, mi manca”.
È più una faccenda di memoria, di identità, di microstorie stampate su carta lucida.
Ogni figurina è un piccolo universo: un’idea di mondo, un’estetica, un tempo in cui bastava un’immagine per sognare di più.

E poi diciamolo: la figurina è la madre di Instagram.
Solo che invece del filtro Valencia, aveva i bordi bianchi e l’odore di cartoleria.


Cosa aspettarsi (oltre a un improvviso desiderio di riordinare la vita in bustine trasparenti)

Il museo è diviso in sei sezioni, dagli “antecedenti” alle figurine moderne, passando per la mitica Liebig, i cromolitografi, e un’area che si chiama “Non solo figurine” (che in fondo potremmo applicare anche a noi: non solo persone, ma collage di esperienze e momenti incollati male).

Le mostre temporanee cambiano, ma il filo conduttore resta sempre lo stesso: le immagini che abbiamo amato, dimenticato e poi ritrovato.
E c’è qualcosa di profondamente terapeutico nel guardarle, come se ogni minuscola immagine ci restituisse un frammento di noi.


Appunti per una futura visita

Mi vedo già lì, a Modena, con la macchina fotografica e il taccuino.
A fare finta di prendere appunti mentre in realtà penso: ecco, anche io vorrei finire in un album, ma solo se con copertina rigida e colla indelebile.
Mi immagino Lucrezia che commenta: “Mamma, ma queste erano le vostre emoji?”.
E sì, in fondo aveva ragione.

Le figurine erano la nostra versione analogica delle stories: duravano un attimo, ma chi se le ricordava, le teneva per sempre.


Il Museo della Figurina non è solo un museo: è un album collettivo di ricordi stampati, dove la carta parla di infanzia, estetica, marketing e malinconia.
E anche se non ci sei ancora stata, ti senti un po’ come se ci fossi passata di sfuggita, magari tra uno scaffale e l’altro della memoria.


📍Museo della Figurina – Palazzo Santa Margherita, Modena
🕒 Aperto dal mercoledì alla domenica (meglio controllare gli orari prima di incollarsi alla porta).
💭 Consigliato a chi ama la carta, le storie e il suono inconfondibile di un passato che ancora fruscia.

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