Scrivere per la SEO o per se stessi? L’arte di restare autentici nel mondo dei blog

Io, la SEO e l’arte (perduta) di restare se stessi

Capisco la logica della SEO, giuro. Capisco che serve, che aiuta, che “ottimizza la visibilità del contenuto” (detto così sembra pure una cosa nobile).
L’ho studiata, letta, analizzata. Ho fatto i miei bravi corsi online, i miei appunti, le mie prove sul campo. Ho imparato cos’è uno slug, a cosa servono i tag, come si scrive una meta description che piaccia a Google ma non suoni come un annuncio del supermercato.
Tutto giusto, tutto utile.
Ma c’è un limite.
Perché una cosa è scrivere pensando a farsi trovare.
Un’altra è scrivere per farsi riconoscere.
E io scelgo la seconda.
Sì, la SEO la uso: per i titoli, per le etichette, per far sì che l’articolo non sparisca nel buco nero dei contenuti dimenticati.
E devo dire che ultimamente Blodiario da Google qualche soddisfazione se la sta pure togliendo: le visualizzazioni sono aumentate, e no, non perché mi sia improvvisamente trasformata in un robot ottimizzato.
Semplicemente perché ho trovato un equilibrio.
Uso titoli, etichette, slug e meta description che mi piacciono e che piacciano anche all’algoritmo.
Gli articoli invece, quelli restano scritti nell’unica ottica possibile: quella di Antonella me medesima.
Immagino che se scrivessi come “vuole la SEO”, le visualizzazioni esploderebbero.
Ma non ce la faccio.
Non riesco a dire esperienza imperdibile se non lo è, o guida definitiva quando so che domani la aggiornerò con dieci nuovi pensieri.
Scrivere, per me, non è un esercizio di posizionamento.
È un modo per respirare, per mettere ordine nei pensieri, per ridere delle mie stanchezze e delle mie ossessioni (spesso in quest’ordine).
E se le visualizzazioni crescono senza che io debba tradirmi, tanto meglio.
Perché Blodiario non è una formula magica per la crescita organica.
È la mia voce.
E la voce, quando è vera, arriva. Magari piano, ma arriva.
E resta.
Perché sì, la SEO forse porta click.
Ma la voce, quella autentica, porta connessioni.
E io, più dei numeri, cerco proprio questo:
che qualcuno, leggendo, senta che dietro le parole c’è una persona, non un algoritmo travestito da blogger.
Perché sì, la SEO è importante.
Ma io voglio essere io, anche se Google ancora non sa come indicizzarlo.

Lascia un commento