
Di solito, quando parlo di sicurezza e bambini, mi aspetto applausi, occhi lucidi e una lacrimuccia di commozione. E invece no. Nel resto del mondo c’è chi canta allegro: “These are my private parts, and no one should touch them”… sì, proprio così, con la melodia che ti resta in testa e ti fa venire voglia di ballare anche se hai 40 anni passati. Si chiama Private Parts Song, ed è il nuovo mantra educativo per proteggere i bambini dai guai senza doverli terrorizzare.
La maestra namibiana Gelda Waterboer è diventata virale su TikTok, perché ha avuto il coraggio di fare quello che tutti pensano ma pochi osano: insegnare ai bambini a dire “NO” ai contatti indesiderati. 160 milioni di visualizzazioni. Centosessantamilioni. Perché? Perché funziona. Funziona senza doverli spaventare, senza fare sermoni morali complicati, senza passare ore a spiegare concetti astratti. È chiaro, diretto, efficace: “Questo è mio, non si tocca”. Punto.
E qui veniamo al punto dolente: l’Italia. Mentre i bambini in Namibia imparano a proteggere il loro corpo con una canzone pop e un sorriso, da noi hanno pensato bene di approvare un emendamento che vieterebbe l’educazione sessuale a scuola. Sì, avete letto bene: vietata. Nelle scuole superiori, poi, ci vuole il consenso scritto dei genitori. Come dire: “Sì, mamma e papà, oggi il prof mi parla di sicurezza e confini corporei, va bene?” e il povero ragazzo si vergognerà anche solo a chiedere: “Prof, posso fare domande sui miei genitali senza che mi guardi come se avessi chiesto un unicorno in aula?”
La cosa assurda è che la scienza e le esperienze internazionali dicono tutt’altro. Paesi come Svezia, Germania o Danimarca hanno programmi di educazione sessuale obbligatori fin dalle scuole primarie, e i risultati sono chiari: minore incidenza di abusi, maggiore consapevolezza dei propri confini, meno gravidanze indesiderate e più fiducia nell’esprimere il proprio corpo in sicurezza. Qui da noi, invece, si continua a ragionare come negli anni ’50, pensando che il silenzio sia la miglior protezione. Spoiler: non lo è.
E non è solo una questione di numeri o statistiche. È una questione di dignità e sicurezza dei bambini. Se non insegni a un bambino che il suo corpo è suo, che può dire no e chiedere aiuto, cosa stiamo facendo? Stiamo lasciando che cresca convinto che il silenzio sia obbligatorio e che i tabù siano la norma. Non esattamente il miglior messaggio per una società moderna.
Quindi sì, mentre il mondo canta, balla e insegna ai bambini a rispettare se stessi, in Italia ci limitiamo a discutere se parlarne sia “appropriato”. Mi viene da ridere e piangere allo stesso tempo. Ma soprattutto, mi viene da pensare: a che punto è finita la logica nel nostro Paese?
E voi? Preferite una canzone virale che insegna ai bambini a dire no o un emendamento che li lascia al buio sul proprio corpo?
