
📚 Montereggio: il borgo toscano dove anche i muri leggono
C’è un posto, in Toscana, dove i libri non stanno sugli scaffali ma ti guardano passeggiare. Ti osservano dalle finestre, ti seguono nei vicoli di pietra e sembrano sussurrarti: “Ehi, da dove vieni? Cosa leggi?”.
Quel posto si chiama Montereggio, e no, non è un nome inventato da un autore fantasy. È un minuscolo borgo di appena 50 abitanti, nascosto tra le colline della Lunigiana, in provincia di Massa Carrara. E ha una particolarità che lo rende unico in Italia: è una booktown, una città dei libri.
Fino al 1816, gli abitanti di Montereggio vivevano di agricoltura. Poi arrivò “l’anno senza estate”: un disastro climatico che distrusse tutto, raccolti compresi.
E fu lì che accadde qualcosa di geniale: invece di arrendersi, i montereggini cambiarono mestiere.
Misero da parte le zappe e si reinventarono venditori ambulanti di libri. Partirono a piedi, attraversando città e fiere, con carrelli e casse pieni di almanacchi, poesie, romanzi. E da quel piccolo borgo nacque un impero culturale itinerante: famiglie come i Tarantola, i Maucci, i Rinfreschi e i Ghelfi portarono la lettura in giro per l’Italia quando ancora non esistevano né Feltrinelli né Amazon.
Oggi Montereggio è rimasto piccolo, autentico, e bellissimo nella sua semplicità.
Ci sono vicoli silenziosi, case in pietra e piazze intitolate agli editori più famosi: Mondadori, Rizzoli, Einaudi.
Sembra quasi che ogni angolo racconti una storia, e che il tempo si sia fermato nel momento esatto in cui la cultura ha salvato un intero paese.
Ogni estate, Montereggio si riempie di parole, lettori e autori durante la Festa del Libro.
Non aspettatevi la Fiera di Francoforte: qui non ci sono stand patinati o badge da collezionare.
C’è un’energia intima e autentica, fatta di incontri, dibattiti e chiacchiere al tramonto tra le pagine.
È un po’ come entrare in un romanzo collettivo, dove ogni visitatore scrive la propria piccola parte.
✨ Perché vale il viaggio
Perché Montereggio non è solo un borgo, è una metafora vivente: di come la cultura possa nascere dal bisogno, dalla crisi, perfino dalla fame.
E forse è proprio per questo che chi ci va torna con qualcosa in più.
Un libro, certo. Ma anche la sensazione rara di aver toccato un luogo dove la resilienza ha il profumo della carta stampata.
📍Da segnare sul diario dei sogni: Montereggio, il paese dove anche i muri leggono.
E dove, se ascolti bene, i libri non si limitano a raccontare storie: ti raccontano la loro.
