Il Mulino dei Sogni a Montesilvano: Ricordi d’Infanzia negli Anni ’70

C’era un mulino a Montesilvano. Non uno qualsiasi, ma un mulino che non macinava grano, ma sogni. Era un mulino di legno, con le pale che giravano lente e regolari, proprio di fronte ai Grandi Alberghi, dove il mare baciava la sabbia e l’aria profumava di salsedine e zucchero filato.

Era la fine degli anni Settanta, e io ero una bambina che viveva a Pescara. Le nostre giornate d’estate avevano un ritmo preciso: la mattina si andava al mare, si correva sulla sabbia calda, si facevano castelli e si rideva con gli altri bambini. Poi si tornava a casa, si pranzava velocemente e si faceva il riposino, necessario per prepararsi al momento più atteso: il pomeriggio al Mulino.

Ogni estate, il Mulino era il nostro punto di riferimento. Lo vedevamo da lontano, con le sue pale che si muovevano al ritmo del vento, e sapevamo che la giornata sarebbe stata speciale. Non era solo un’attrazione turistica: era un mondo a sé. Attorno a lui c’era un laghetto dove si potevano noleggiare i pedalò, e io adoravo salirci su.

Ricordo le risate degli altri bambini, le voci dei genitori che chiacchieravano sotto gli ombrelloni, il profumo degli arrosticini che si mescolava con quello del mare. E il Mulino, sempre lì, immobile eppure vivo, come se fosse parte di noi, del nostro mondo estivo. Era il cuore di quei pomeriggi, la vera magia dell’infanzia.

Poi, un giorno, il Mulino sparì. Non ricordo se fu smontato, se andò a fuoco o se semplicemente il tempo lo portò via. Ma il vuoto che lasciò si fece sentire. Non c’era più il punto di riferimento, il simbolo delle nostre estati felici.

Anni dopo, ho scoperto che il Mulino era stato costruito nel 1967 da Langballe Kjeld, conosciuto come “il professore”, un uomo che aveva voluto regalare a Montesilvano un angolo di fiaba. Eppure, nonostante gli anni passati, il ricordo di quel Mulino è ancora vivo in me. Ogni volta che passo vicino a dove c’era, lo cerco con gli occhi, sperando di vederlo riapparire, anche solo per un attimo.

Il Mulino non c’è più, ma i ricordi restano. E forse, in qualche angolo nascosto della mia memoria, le sue pale continuano a girare, lente e regolari, portando con sé i sogni di una bambina che correva sulla sabbia, con il cuore leggero e gli occhi pieni di meraviglia.

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