Calcata, il borgo dei gatti vicino Roma: il paradiso segreto per chi ama i mici

🐾 Calcata, il borgo dei gatti (e dei sogni di noi gattari incalliti)

Non sono ancora stata a Calcata, ma è bastato vederne qualche foto per capire che lì potrei tranquillamente trasferirmi senza neanche disfare le valigie.
Un borgo arroccato su una rupe di tufo, gatti ovunque e un’atmosfera che sembra sospesa fra una fiaba medievale e una pagina di diario scritta da un’artista distratta. In pratica: il paradiso dei gattari con tendenze bohémien.

Calcata è uno di quei luoghi che, se ami i mici come li amo io, ti fa sentire chiamata per nome.
Pare che in ogni vicolo ci sia un gatto che ti osserva da un davanzale, un altro che dorme beato davanti a una bottega d’arte e qualcuno che, con quell’aria da filosofo zen che solo i felini sanno avere, si lascia accarezzare solo se ne ha voglia (quindi quasi mai).

E mentre leggevo di questo borgo “abitato da gatti e artisti”, ho pensato subito ai miei quattro pelosetti, che in casa mia dettano legge con la naturale autorevolezza dei piccoli sovrani pelosi.
Li chiamo affettuosamente i miei bambini con la differenza che, invece di chiedere la paghetta, chiedono croccantini gourmet alle tre del mattino.

Immagino già la scena: io che passeggio tra le viuzze di Calcata, un cappuccino in una mano e un gatto che mi adotta per il resto della giornata.
Un’anima pigra, una vista spettacolare sulla Valle del Treja, e il silenzio interrotto solo dal passo di un micio in esplorazione.
Altro che spa: questo sì che è wellness felino.

Mi piace pensare che ci siano posti così, dove gli animali non sono “presenze decorative”, ma parte viva del paesaggio, delle storie, della comunità.
Forse è per questo che amo i gatti: non cercano di piacerti, non si spiegano, semplicemente sono.
Un po’ come certe persone (rarissime) che non si piegano al rumore del mondo, ma continuano a essere se stesse con grazia, mistero e un pizzico di disinteresse strategico.

Un giorno ci andrò davvero, a Calcata.
Porterò la macchina fotografica, un taccuino e forse un sacchetto di croccantini (perché non si sa mai).
Nel frattempo, resto qui, circondata dai miei quattro amori pelosi, a immaginare quel borgo sospeso nel tempo dove, forse, i gatti non hanno solo conquistato i tetti… ma anche i cuori di chi sa ancora fermarsi a guardarli.

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