
A volte basta entrare in una ex chiesa per rendersi conto che la Storia (con la S maiuscola) non è affatto polverosa, ma anzi ci guarda dritto negli occhi. Succede a Vercelli, nello Spazio ARCA, dove dall’11 settembre prende vita la mostra “Guttuso, De Pisis, Fontana… L’Espressionismo Italiano”. Un titolo che suona come una lista della spesa di grandi artisti, ma che in realtà nasconde un viaggio molto più intenso: quello dentro le inquietudini e le passioni del Novecento.
Una mostra che non indora la pillola
Dimenticatevi le tele celebrative, i corpi eroici e i sorrisi obbligati. L’Espressionismo italiano, con i suoi Birolli, Guttuso, Fontana, Pirandello, Sassu e Vedova, ha scelto di raccontare l’altra faccia della medaglia: fragilità, solitudine, smarrimento. Altro che cartoline patinate: qui ci sono corpi sbilanciati, nature morte che inquietano, città che sembrano sogni interrotti. E soprattutto un messaggio chiaro: l’arte non deve compiacere, ma disturbare al punto giusto.
Tesori nascosti (finalmente in mostra)
Per la prima volta, un nucleo importante di opere della Collezione Giuseppe Iannaccone, alcune mai esposte prima, si lascia guardare da vicino. Ci sono lavori come Nudo in piedi di Lucio Fontana (1939), Composizione (Siesta Rustica) di Fausto Pirandello (1924-26), Il Caffeuccio Veneziano di Emilio Vedova (1942), I poeti di Birolli (1935) e i ritratti di Guttuso che sembrano più confessioni intime che semplici dipinti. Opere che, messe una accanto all’altra, costruiscono una sorta di contro-narrazione: quella di un’Italia che non voleva piegarsi alla retorica del regime.
Il presente entra in scena: Norberto Spina
Ma non è solo una questione di passato. Ogni anno la mostra affiancherà un artista contemporaneo, e per questa prima edizione la scelta è caduta su Norberto Spina, classe 1995, cresciuto tra Milano e Londra. Le sue opere sembrano archivi riaperti, memorie frammentate che tornano a galla. In particolare, la sua tela Presente dialoga con La battaglia dei tre cavalieri di Sassu: due modi, lontani nel tempo ma vicini nello spirito, di riflettere sulla guerra e sul peso monumentale della memoria.
Spina non illustra la storia: la attraversa. E ci ricorda che guardare indietro non è un esercizio nostalgico, ma un modo per fare i conti con quello che siamo oggi.
Dentro la storia, non sopra
Il percorso espositivo non è una cronologia da manuale, ma un invito a sporcarsi le mani con i temi di sempre: il colore come resistenza, il ritratto come ricerca dell’identità, la memoria come presente inquieto. In un tempo che semplifica tutto in due righe di didascalia su Instagram, questa mostra difende l’ambiguità, la profondità, la complessità.
Perché l’arte (ieri come oggi) non è fatta per decorare le pareti, ma per mettere in discussione chi la guarda.
🎨 Info pratiche
Guttuso, De Pisis, Fontana… L’Espressionismo Italiano
Ex Chiesa di San Marco – Spazio ARCA, Vercelli
Dall’11 settembre 2025
Mostra prodotta da Arthemisia con la Fondazione Giuseppe Iannaccone, a cura di Daniele Fenaroli
