
Ok, ammettiamolo: io ho una certa tendenza a seguire percorsi improbabili. Strade che sembrano portare a niente, negozi di cose inutili e ora, rullo di tamburi… il Labirinto di Arianna. Sì, quello della Fiumara d’Arte, lì sui Monti Nebrodi. Che non è mica una semplice passeggiata tra alberi e fiori: è una spirale gigante di calcestruzzo che ti invita a riflettere sulla vita. Fantastico, no?
Arrivi a Castel di Lucio, un borgo così piccolo che se sbagli via rischi di finire direttamente a casa di qualcuno. E lì, nel mezzo del nulla, trovi il labirinto. La prima impressione: “Ok, ma se mi perdo chi mi viene a salvare?” La seconda: “Aspetta… c’è un ulivo al centro? Ma non doveva essere Minotauro?!” Sì, ragazzi, l’arte qui è simbolica: ulivo = vita, saggezza, rinascita. Minotauro = optional.
Camminare nel labirinto è un po’ come fare yoga con la testa. Ti ritrovi a pensare: “Cosa sto facendo nella vita?”, “Perché non sono andata al mare invece?”, “Ma questo ulivo sa che lo sto fissando?” E intanto giri, giri, giri… e ti rendi conto che la metafora è perfetta: il percorso tortuoso che ti porta al centro… è un po’ la vita. Solo che poi può succedere, alla fine, di arrivare al centro e sedersi sull’erba a fare foto per Instagram. Eh sì, anche l’introspezione vuole il suo filtro.
Il labirinto fa parte della Fiumara d’Arte, che è praticamente un museo a cielo aperto tra le colline siciliane. Opere grandi, strane, bellissime e spesso incomprensibili, perfette per chi ama l’arte ma anche la sensazione di sentirsi un po’ smarrita.
Perché visitarlo? Perdersi. Riflettere. Fotografare. Ridere di sé stessi. Capire che a volte l’arte serve proprio a questo: ricordarti che puoi anche stare ferma in mezzo a un labirinto di calcestruzzo e sentirti perfettamente felice.
Se passate da Castel di Lucio e vi imbattete in questa spirale gigante, fate un favore a voi stessi: girateci dentro. Magari non troverete il senso della vita, ma almeno vi perderete con stile.
