
Accendi Netflix pensando di guardare un film “leggero” e invece ti ritrovi catapultata in un’Italia che oggi sembra fantascienza: niente social, niente smartphone, solo tv generalista, riviste “per soli adulti” vendute con la copertina censurata e VHS che giravano tra amici come se fossero materiale top secret.
Ed eccolo lì, Diva Futura, il film di Giulia Louise Steigerwalt che racconta l’avventura di Riccardo Schicchi (Pietro Castellitto) e della sua agenzia Diva Futura: un luogo in cui non si vendevano sogni… si fotografavano nudi. Al suo fianco, Ilona Staller, alias Cicciolina, musa provocatoria e parlamentare col guardaroba più discusso della Prima Repubblica.
La storia inizia con Debora (Barbara Ronchi), una donna comune che cerca un lavoro “normale” e finisce segretaria in mezzo a Moana Pozzi, Eva Henger e un esercito di donne che cercavano, in quel mondo, chi la fama, chi la libertà, chi un riscatto. Il film riesce in un’impresa rara: raccontare il porno italiano come fenomeno sociale, mostrando la doppia faccia di un Paese che la notte si eccitava davanti alla tv e la mattina, al bar, gridava allo scandalo.
E lo fa senza moralismi, ma con un sottotesto amaro: forse certe libertà che pensiamo “moderne” erano già lì, negli anni ’80, solo che il dibattito era guidato quasi sempre da uomini.
I protagonisti: volti, anime e contraddizioni
Riccardo Schicchi – Pietro Castellitto
Il “re dell’hard” senza corona ma con un’idea fissa: trasformare la pornografia in arte. Castellitto lo interpreta come un visionario naïf, con un fascino disarmante che ti convince a fare cose folli “per l’arte”. Psicologicamente è un sognatore puro, talmente preso dalla sua utopia da sembrare a tratti ingenuo.
Debora Attanasio – Barbara Ronchi
La bussola emotiva del film. È l’occhio innocente che filtra tutto, l’elemento che ci permette di capire dall’interno un mondo apparentemente alieno. Ronchi le dà uno sguardo curioso e al tempo stesso prudente, quello di chi entra in un universo che seduce e spaventa insieme.
Moana Pozzi – Denise Capezza
La diva che non voleva essere solo un corpo. Capezza restituisce la sua aura magnetica e quella malinconia sottile di chi vorrebbe essere vista per le proprie idee, non solo per la propria immagine. Dentro di lei c’è la tensione continua tra il desiderio di emancipazione e il peso del mito che la imprigiona.
Ilona “Cicciolina” Staller – Lidija Kordic
Simbolo sessuale e figura politica: un paradosso vivente. Kordic non si limita alla somiglianza fisica, ma ne restituisce il lato privato, quello di una madre che deve convivere con un’immagine pubblica ingombrante. Un equilibrio costante tra affetto e provocazione.
Eva Henger – Tesa Litvan
La compagna, la moglie, la diva. Litvan mostra una donna determinata a non farsi definire solo dal ruolo accanto a Schicchi. Psicologicamente è il personaggio che più cerca una via d’uscita, un’identità che non dipenda dal riflesso degli altri.
Diva Futura non è un film perfetto (a volte salta nel tempo e rischi di perdere il filo) ma questa frammentazione è coerente con la memoria di quell’epoca: un collage di neon, copertine scandalistiche e musica dance sparata a volume illegale.
Il vero punto di forza è che, dietro ogni sorriso ammiccante e ogni topless, ci sono personaggi tridimensionali, pieni di desideri e contraddizioni. Non solo icone pop, ma esseri umani con sogni, paure e strategie di sopravvivenza.
Guardarlo oggi, su Netflix, è un po’ come aprire una scatola di ricordi che non sapevi di avere: c’è l’Italia che si scandalizzava davanti alla tv, l’Italia che sperimentava nuove libertà, e l’Italia che, come oggi, faceva finta di essere moralista mentre non vedeva l’ora del prossimo scandalo.
Diva Futura è un viaggio in un Paese che si credeva libero e progressista, ma che aveva ancora bisogno di imparare a guardare i corpi senza pregiudizi. Forse, a ben pensarci, è una lezione che dobbiamo ancora finire.
