Non è che non mi accontento. È che non riesco a fingere di stare bene dove sto male

Non è che non mi accontento

È che ho smesso di raccontarmi storie.

Non è che non mi accontento.

Non è che non vedo la bellezza, anche nella banalità.

Non è che non so stare nel silenzio, nel quotidiano, nell’attesa.

È che non riesco più a chiamare “vita” qualcosa che mi spegne.

E no, non è ingratitudine.

Non è mancanza di spirito di adattamento.

È che ho imparato a riconoscere quando sto sopravvivendo invece di vivere.

E a me non basta.

Le piccole cose le amo.

Il caffè fatto bene.

Il profumo della pelle pulita.

Le chiacchiere lente con chi non ha fretta di capirmi.

La musica che arriva giusta.

Le luci calde. Le parole gentili. Le mani sincere.

Le piccole cose le vedo, le sento, le tengo strette.

Ma non bastano a farmi restare in un’esistenza che mi va stretta.

Non riesco più a fingere entusiasmo dove sento solo vuoto.

A sorridere dove mi sto spegnendo.

A “sistemare” pezzi di vita che non mi rappresentano più, solo perché ci ho investito tempo.

Non mi accontento

perché so cosa vuol dire sentirsi vivi.

E una volta che lo hai provato, non riesci più a farti bastare il resto.

Non mi accontento

di lavori che non pagano neanche le bollette e consumano l’anima.

Di relazioni che fanno compagnia ma non ti vedono davvero.

Di conversazioni in cui parlo tanto ma non mi ascolta nessuno.

Di giorni pieni di cose da fare ma vuoti di senso.

A volte vorrei saperlo fare, davvero.

Restare.

Zittire quella voce dentro che mi dice “non è qui”.

Darmi pace in una normalità stabile, prevedibile, “giusta”.

Ma io non voglio una vita giusta.

Voglio una vita mia.

Anche se stona.

Anche se non è perfetta.

Anche se fa paura ogni volta che ricomincio.

Mi dicono che dovrei imparare a stare.

E io ci provo.

Ma resto solo dove riesco a respirare.

Dove posso togliermi la corazza senza sentirmi debole.

Dove posso sbagliare senza essere rimessa in discussione.

Dove posso dire “non mi basta” senza sentirmi in colpa.

Non è che non mi accontento.

È che non riesco più a costruire castelli su fondamenta che non sento mie.

So di non avere più voglia di compromessi con parti di me che ho faticato a riconoscere.

So che restare dove non mi sento intera mi costa più che andare via.

E oggi non ho più voglia di pagare quel prezzo.

Non mi accontento perché mi sono scelta.

E non voglio più perdermi per restare dove non mi sento a casa.

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