
Thor è quel tipo che entra nello studio dicendo “Io sono degno!”, e poi si mette a piangere perché il martello non lo segue più su Instagram.
Cresciuto con l’idea che distruggere mostri sia una forma d’affetto, figlio di un padre che comunica a colpi di fulmini e punizioni cosmiche, Thor è l’incarnazione nordica del: “Ma io volevo solo l’approvazione di papà.”
Diagnosi: Sindrome dell’abbandono intergalattico con tendenze a nascondere il dolore sotto 15 kg di bicipiti e battute forzate.
Menzione speciale per la fase “Lebowski” post-Endgame: il burnout di Asgard in versione birra e PlayStation.
Terapia: gruppo di supporto con ex divinità greche decadute e almeno tre sessioni settimanali di “piangi pure, nessuno ti giudica (tranne Loki)”.
