Cronache di una mostra immersiva qualsiasi

L’Artista e il QR code esistenziale

(Cronaca di un delirio cromatico con implicazioni psico-filosofiche e dolori ai piedi)

Sapevo che non dovevo andarci di sabato.
Lo sapevo come si sa che il mascara waterproof non è veramente waterproof.
Ma c’era scritto: “Mostra immersiva”, e io sono stanca, vulnerabile e facilmente sedotta dalle cose che promettono di “immergermi” senza dover mettere il costume.

🧍‍♀️ La fila – ovvero il Purgatorio con l’aria condizionata rotta

La mostra di “Artista a caso” inizia 45 minuti prima dell’ingresso, con un’esperienza collettiva di attesa in piedi che potremmo definire:
“ritratto di donna con cervicale e bisogno di senso.”

Ti guardi intorno:
– la coppia con l’aria di voler litigare in sala “Notte Stellata”,
– il gruppo di amiche influencer che già si fanno selfie davanti alla locandina,
– il signore solo che probabilmente capirà tutto più di noi ma si farà notare zero.

E tu.
Che cerchi una via di fuga mentale tra la terza vertebra e il QR code del biglietto.

🎧 L’audioguida: filosofia in voce monotona

Entri.
Metti le cuffiette.
Parte lei:

“Artista a caso nacque nel milleottocenventordici, a luogo impronunciabile, in una famiglia di modeste condizioni economiche…”

Non ce la faccio.
Ho bisogno di emozione, non di Wikipedia sussurrata.

Nel frattempo, dietro di me, qualcuno cerca disperatamente il QR code del quadro “Tal dei Tali” per postarlo su Instagram con la caption:

“Anche io, come lui, cerco la luce”

🖼️ L’opera – “Campo di patate e spaventapasseri”

Davanti al quadro, il silenzio.
E lì succede: ti prende la botta.

Non è solo il colore. È che ti senti vista, trafitta, capita da qualcuno che è morto ventordicimila anni fa e non ti avrebbe comunque risposto ai messaggi.

“Campo di patate con spaventapasseri” ti dice:
“Lo so che hai fame di senso. Anche io. Eppure guarda: colori ovunque. E gli spaventapasseri non sono così male.”

Tu annuisci.
Hai gli occhi lucidi.
Qualcuno ti urta col gomito per farsi un selfie.
Ma per 2,7 secondi, ti sei ricordata chi sei.

📲 Il QR code esistenziale

Alla fine della mostra c’è una stanza con proiezioni a 360 gradi.
Tutti con il naso all’insù, qualcuno piange, qualcun altro urla ai bambini: “FERMATI! È UN MOMENTO SACRO!”

In quell’istante, un QR code appare sul muro.
Lo scannerizzi.
Ti porta a un sito con la scritta:
“Ti sei immersə. Ora torna a galleggiare nel caos.”

Non sai se ridere o comprare il catalogo a 29 euro.
Fai entrambe le cose. E aggiungi un segnalibro.

🎁 Uscita attraverso il gift shop (ovviamente)

Ti ritrovi con:

una matita a righe,

una tote bag con l’autoritratto triste,

e un senso vago di nostalgia per qualcosa che non hai mai vissuto ma ti sembra casa.

🎨 In conclusione:

Sì, la mostra vale la fila.
Non perché sia comoda, o nuova, o rivoluzionaria.
Ma perché, in mezzo al casino, alle luci e ai QR, qualcosa di lui ti ha parlato.
E tu, stanca com’eri, hai ascoltato.

E per un attimo, nonostante tutto, ti sei detta:

“Forse anche io, come Artista a caso… posso sopravvivere alla domenica.”

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