Nuovo giorno, nuovo vocabolario

Una volta bastava pronunciare parole lette 5 minuti prima sullo Zingarelli, se proprio volevi fare la snob. Oggi no. Oggi ti svegli e scopri che disonesta non vuol dire più “persona che non agisce con onestà”, ma “donna che ha avuto rapporti sessuali con qualcuno che non sei tu”.

Poi c’è malessere. No, non è più quella sensazione di disagio fisico o psicologico, ma la diagnosi social per chi ti ha ghostato dopo tre uscite. “Se ti ha trattato male è un malessere”, dicono. Ah, e io che pensavo fosse solo un idiota.

Non dimentichiamo gattara. Un tempo era la signora che sfamava i randagi sotto casa. Ora sei gattara se hai superato i 30, non hai figli, e il tuo gatto ha un profilo TikTok. Non importa se hai un master e salvi vite umane: sei una gattara e quindi disperata, ma solo se donna. Gli uomini con i gatti sono “misteriosi e affascinanti”. Certo.

E poi c’è iperindipendente. Che suona come un superpotere, ma è usato come insulto per chi osa non dipendere da un partner emotivamente disfunzionale. Sei autonoma? Riesci a prenotarti le visite da sola? Attenta, sei “iperindipendente”. In altre parole: ingestibile, pericolosa, probabilmente una strega (eccomi 🙋).

Nel frattempo, il linguaggio evolve (o regredisce?) e le parole si accorciano con la grazia di un’adolescente in crisi di identità.
Prefe per “preferito”, pome per “pomeriggio”,  e poi ape… che non ronza più, ma ubriaca. Una volta era un insetto, ora è l’aperitivo delle 18, con spritz, olive tristi e gente che dice “Ci vediamo in centro per l’ape?”

E poi ci sono loro, gli inglesismi, la vera invasione silenziosa.
Non siamo più stanchi: siamo burnout.
Non siamo più tristi: siamo low mood.
Non ci lasciamo: facciamo soft ghosting.
Non siamo stronzi: siamo not emotionally available.
E se proprio ci va male, andiamo in therapy, che fa molto cool e molto self-care (ma solo se lo scrivi in bio con un’emoji zen).

E sì, lo ammetto: li uso anch’io. Ma con senso critico, eh. Tipo: just kidding.

A questo punto, propongo una riforma ufficiale del dizionario italiano. Lo chiamerei:
“Vocabolario Social-Emotivo per Gente Che Non Fa Terapia (e ha fretta anche con le vocali, ma un debole per l’inglese)”.
In omaggio: uno specchio, un’autoanalisi, una camomilla e un vocale di tre minuti in cui ti spiego why I’m feeling this way.

E tu? Quale di queste parole usi senza vergogna e quale ti fa venire l’orticaria linguistica?
Scrivilo nei commenti, mandami un vocale da 3 minuti o offriamoci una camomilla (virtuale) per riderci su insieme.
Che tanto, alla fine, siamo tutti un po’ disonesti, malesseri e prefe di qualcuno.

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