
Ce l’ho fatta. Ho finito Daredevil: Born Again su Disney+ e la sensazione è quella di aver chiuso un cerchio – un po’ come quando torni a casa dopo un lungo viaggio, con la valigia piena di pugni, ombre e redenzione.
Diciamolo: Born Again non è solo un titolo, è una promessa. E no, non aspettarti il solito supereroe figo e inossidabile: Matt Murdock è stanco, acciaccato, umano. E proprio per questo più interessante che mai.
La serie è matura, profonda, sempre con i pugni stretti e lo sguardo tagliente.
La scrittura è solida, la fotografia è splendida, ma sono i personaggi a brillare: Kingpin torna più minaccioso che mai (Vincent D’Onofrio, ti prego non smettere mai di fare il cattivo), e le dinamiche tra i protagonisti si arricchiscono di sfumature nuove, intime e vere.
E sì, c’è azione. Ma non è l’azione a dominare: è la sensazione costante che ogni scelta abbia un peso, che ogni caduta – fisica o morale – sia reale. Ed è qui che Born Again vince. Non perché vuole stupire, ma perché osa rallentare, approfondire, scavare.
In un panorama di eroi sempre più brillanti e perfettini, vedere un Diavolo stanco ma testardo, che continua a rialzarsi anche quando tutto gli dice di mollare, è un gran bel promemoria. Per me, per te, per tutti.
Quindi sì, l’ho finita. E sì, sono felice di averla vista.
Perché a volte, rinascere non significa diventare qualcun altro. Significa tornare a essere se stessi, ma con più cicatrici. E più cuore.
Se vuoi vederla con lo spirito giusto o più “open minded”:
Non aspettarti il classico ritmo Marvel, qui si respira, si riflette, si soffre. E poi si combatte.
Tieniti pronto a una narrazione più adulta e cupa, che non ha paura di sporcarsi le mani.
Occhio ai dettagli visivi e sonori, ogni inquadratura ha un senso, ogni silenzio pesa.
Concedile tempo, parte piano, ma cresce. E quando decolla, lo fa sul serio.
