Quando il cielo era con noi – Una memoria che parla anche di noi

Ci sono libri che sembrano scritti apposta per risvegliare qualcosa dentro di noi. Quando il cielo era con noi di Angelo Gualtieri è uno di quei libri. Non è solo la storia di un ragazzo cresciuto tra le montagne dell’Appennino e poi catapultato nel fermento del Sessantotto bolognese. È, in fondo, il racconto di chi ha cercato – e forse trovato – un posto nel mondo.

Fin dalle prime pagine, mi sono sentita vicino ad Angelo. Non perché abbia vissuto le stesse cose, ma perché la sua voce è autentica. Racconta la povertà senza retorica, l’emarginazione senza vittimismo. Ma soprattutto, racconta il desiderio – quello bruciante – di cambiare le cose. Di cambiare sé stessi.

Quando scrive della sua prima volta a Bologna, spaesato e curioso, ho pensato a tutte le volte che anch’io ho messo piede in un posto nuovo, sperando che qualcosa accadesse. E nel suo modo di descrivere l’entusiasmo e il caos del Sessantotto, ho ritrovato quel bisogno collettivo di sentirsi parte di qualcosa più grande.

Gualtieri scrive con una delicatezza che non si finge letteraria. Le sue parole arrivano dritte, senza fronzoli, e proprio per questo ti toccano. Il libro ha il ritmo di una chiacchierata sincera, come se un amico ti raccontasse la sua vita, senza nascondere niente.

Non aspettatevi il solito trattato storico o ideologico sul Sessantotto. Questo libro è molto di più: è un racconto fatto di carne, rabbia, sogni e terra sotto le unghie.

Quando il cielo era con noi mi ha fatto riflettere, sorridere, commuovere. Mi ha ricordato che anche nelle storie più personali possiamo ritrovare qualcosa di nostro. Lo consiglio a chi ama le storie vere, quelle che non cercano di impressionare ma semplicemente… di essere ascoltate.

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