Un rollercoaster al giorno – Episodio 1: iSpeed, ovvero come farsi sparare nel cielo romagnolo e tornare giù con il collo storto

Benvenuti alla rubrica che nessuno ha chiesto, ma che tutti finiranno per leggere mentre fingono di lavorare: Un rollercoaster al giorno, ovvero: “Cos’altro posso inventarmi per procrastinare senza sensi di colpa?”. Oggi iniziamo col botto. Letteralmente. Si parte con iSpeed, il coaster più vicino a un’esperienza di pre-morte autorizzata che potete fare in Italia senza firmare nulla da un notaio.

La location è Mirabilandia, quel posto mistico dove ti ritrovi circondato da famiglie con passeggini XXL, adolescenti urlanti e persone che decidono scientificamente di mettersi in fila sotto il sole a 40 gradi per “divertirsi”. Ma ehi, se sei lì, almeno sali su qualcosa di serio.

iSpeed non ti accompagna. iSpeed ti lancia. A 100 km/h. In 2 secondi. Che se stavi ancora controllando WhatsApp, sei già a 50 metri d’altezza con il telefono incastrato tra i capelli del tizio dietro.

Dati tecnici, perché così sembriamo professionali:

Tipo: Launch Coaster (aka “non c’è salita, solo traumi improvvisi”)

Altezza: 55 metri di “oddio sto salendo troppo”

Inversioni: 2, ma ne percepisci almeno 12 se hai mangiato la piadina poco prima

Durata: 75 secondi. Brevi, intensi, dolorosamente memorabili

Fila media in alta stagione: 90 minuti per sentirti vivo per 1 minuto. Una metafora della vita moderna.

Il primo lancio è un’esperienza spirituale. Parte senza preavviso, tipo litigata di coppia a tavola. Prima sei lì tranquillo, poi BOOM: il mondo ti si stira davanti come nei film di Nolan. Il resto del tracciato è un balletto acrobatico tra inversioni, virate e momenti in cui ti chiedi se hai lasciato le chiavi della macchina sul coaster.

Alla fine torni alla stazione con i capelli annodati, lo sguardo perso e una nuova filosofia di vita. O quantomeno con la colonna vertebrale che ti dice “forse oggi ci fermiamo qui”.

In sintesi se vai a Mirabilandia e non fai iSpeed, allora stai pagando il biglietto solo per il kebab di fronte all’ingresso. Che va benissimo, eh. Però vuoi mettere il gusto di sentirti un proiettile umano?

Domani vi racconto di Katun, il coaster che ti lascia le gambe libere e la dignità da qualche parte lungo il percorso.

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