“Captain America: Brave New World” contiene più scudi lanciati che dialoghi sensati

Sam Wilson è il nuovo Captain America. E sì, lo so: c’è ancora qualcuno là fuori che si chiede dove sia finito Steve Rogers. Ma tranquilli, Brave New World ci tiene subito a ricordare che il vecchio Cap è in pensione (forse sulla Luna?) e che ora tocca a Sam salvare il mondo… e anche la dignità della bandiera.

Il film parte bene: c’è azione, c’è dramma, ci sono complotti governativi (perché senza quelli ormai non è un film Marvel), e ovviamente ci sono i villain con testoni giganti e piani così complicati che nemmeno loro li capiscono. Entra in scena The Leader, che ha l’intelletto di uno scacchista ma la pazienza di un gatto affamato.

Harrison Ford fa il suo ingresso come nuovo generale Ross, con lo sguardo di chi si chiede ancora come sia finito in mezzo a tutti questi supereroi in calzamaglia. Ma diciamocelo: Ford potrebbe leggere un elenco telefonico e noi lo guarderemmo comunque in silenzio religioso.

E Sam? Sam ci prova davvero. È empatico, motivato, e lancia lo scudo con la grazia di un frisbee olimpico. Forse manca un po’ del carisma “da leggenda” di Steve, ma porta cuore e senso critico – e onestamente, nel MCU serviva una rinfrescata.

Pecche? Sì, qualche buco di trama c’è, alcune sottotrame sembrano abbandonate come calzini spaiati, e certi dialoghi sembrano scritti da un algoritmo stanco. Ma ci sono momenti emozionanti, riflessioni sull’identità e su cosa significhi essere un eroe oggi… il tutto tra un’esplosione e l’altra, ovviamente (che io adoro!)

Concludo questa sorta di recensione ironica e poco conforme a ciò che penso in realtà, perchè a me il film è piaciuto, affermando che Captain America: Brave New World è come una nuova stagione del tuo snack preferito: un po’ diverso, ma comunque gustoso. E se non ti piace, tranquillo… tra sei mesi esce il prossimo supereroe.

Voto: 7/10 – Bonus punti per lo scudo che rimbalza sulle leggi della fisica.

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