Una discoteca, due libri e un mazzo di carte

Era il 2015, il 6 Luglio, mi trovavo a Malta. Ero sul balconcino dell’hotel in cui alloggiavo a fumare una sigaretta quando mi squilla il telefono. Era mia madre, tutto normale credevo e invece “Antone’ devo dirti una cosa M.R. è morta!”

Non capivo, ci eravamo sentite su Facebook poco prima che io partissi perché doveva tornare a Pescara e ci teneva a conoscere Lucrezia (la sua zia colorata, diceva). E stasera oltre al fatto che è Luglio, dalla libreria è caduto il libro che tu hai scritto e sono qui a ripercorrere quegli anni di amicizia con te e con gli altri tre pazzi.

L’amicizia con la A maiuscola ho avuto la fortuna di viverla da ragazza, e forse è proprio per questo che oggi quella che vedo non la reputo tale e non mi do più di tanto.

Chi eravamo?

Una che si arrangiava con tremila lavoretti saltuari, una cubista, due studenti e una commessa.

Eravamo un gruppetto ben assortito: 4 di loro vivevano assieme e io ero quella che passava giornate e nottate a casa loro. Perennemente senza una lira, perennemente innamorati di qualcuno che non ci corrispondeva, perennemente incasinati, ma con tanta, tanta voglia di essere felici. Ci bastava poco: una serata, o anche due, in discoteca, una colazione alle 6 del mattino e poi una chiacchierata/sfogo su quel tipo, in macchina. 

Ricordi indelebili come il regalo di un libro, che ho ancora, da parte di S. o E. che costringevo a farmi le carte e poi si ritrovava a cazziarmi perché capa tosta lo sono dalla nascita. N. che mi fece venire la fissa per il profumo di D&G rosso e M.R. che mi fece assaggiare il couscous e dalla sua terra mi riportò un braccialetto di pelle di serpente.

Niente, ragazzi stasera vi penso, siete stati un pezzo importante della mia esistenza.

Luglio 2017

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